I SENZA NOME

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29 gennaio 2014 di cinemadegenere2014

I SENZA NOME

FR – IT 1970

Regia: Jean-Pierre Melville

Interpreti principali: Alain Delon, Gian maria Volontè, Andrè Bourville, Yves Montand

Penultimo film di Melville, “I senza nome”, è una sorta di summa delle tematiche care al regista e un riflessione amara, ma molto lucida, sulla moralità. Melville mette in scena fuorilegge che agiscono seguendo un codice preciso e poliziotti che cercano di scoprire quali siano le ragioni del male che sta stritolando con sempre maggiore forza la società.
Il film è anche una dissertazione sul destino; i personaggi della vicenda si attraggono l’uno verso l’altro seguendo una sorta di forza misteriosa e implacabile. Il titolo originale dell’opera ,“Le Cercle rouge”, richiama infatti un proverbio attribuito al Buddha che sostiene che alcune persone siano destinate ad incontrarsi all’interno di un cerchio rosso.

Corey, interpretato da Alain Delon

Corey, interpretato da Alain Delon

I personaggi principali sono quattro, Corey (Delon), Vogel (Volontè), Mattei (Bourvill) e Jansen (Montand). Il primo è appena uscito di prigione dopo aver scontato la propria pena. Si reca dal suo ex socio che lo aveva incastrato, lo rassicura sul fatto di non aver parlato e cerca di riavere soldi che gli appartenevano. Il vecchio compagno non scuce e Corey prende quello che gli è dovuto. Il vecchio gangster gli mette alle costole alcuni suoi uomini.

Gian maria Volontè nei panni di Vogel

Gian maria Volontè nei panni di Vogel

Intanto Vogel e Mattei viaggiano in treno attraverso la campagna francese. La loro non è una gita di piacere, il primo è un ergastolano che deve essere scortato dal secondo, poliziotto, verso un nuovo carcere. Con diabolica astuzia il fuorilegge riesce a fuggire e far perdere le proprie tracce. Arriva ad una stazione di servizio e si intrufola nella macchina di Corey. Dopo la prima diffidenza tra i due si instaura una rude amicizia che sfocia nell’organizzazione di un’audace rapina ad una gioielleria. Per poter portare a termine il colpo i due hanno bisogno di un tiratore esperto e decidono di rivolgersi a Jansen, ex tiratore scelto della

Jansen durante il sopralluogo alla gioielleria da rapinare.

Jansen durante il sopralluogo alla gioielleria da rapinare.

polizia, ormai distrutto dall’alcolismo. Mattei, intanto è sempre sulle tracce di Vogel; le misteriose forze del destino e la determinazione del poliziotto porteranno al climax finale.
Film di grande eleganza visiva, ha il suo punto di forza nella bella fotografia a tinte livide e nel sapiente uso dei colori. Magistrale è la scena in cui viene mostrata allo spettatore l’allucinazione da delirium tremens vissuta da Jansen nel tentativo di rimanere sobrio per il colpo. I rettili, i roditori e gli insetti che affollano la sua stanza e si arrampicano sulle pareti e sul corpo di Jansen danno vita a una sorta di balletto che incanta lo spettatore.

Jansen alle prese con le allucinazioni.

Jansen alle prese con le allucinazioni.

I personaggi sono molto profondi e sfaccettati; le psicologie, mai banali danno un tocco interessante alla pellicola. Molto intenso è il legame che si viene a creare tra Vogel e Corey, due persone emarginate dal mondo che si trovano in sintonia perché rispettano ancora regole e rituali che sembrano essere dimenticate dai più. Magistrale Montand nel ruolo di Jansen, autoemarginato che ha deciso di buttare la propria vita nella bottiglia. Mattei, granitico nella determinazione di portare a compimento la propria missione, è, però, agitato da dubbi sulla giustizia e, pur accettando di ricorrere a metodi poco ortodossi per raggiungere i propri scopi, non esita a porsi domande sulla morale e sul vero senso del proprio lavoro. Non riesce nemmeno a non nutrire un qualche rispetto per le persone cui sta dando la caccia.
Nonostante una certa lentezza della messa in scena è un fillm godibilissimo.
Come al solito il titolo italiano è di una stupidità imbarazzante.

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