TENEBRE

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30 gennaio 2014 di cinemadegenere2014

TENEBRE

IT 1982

Regia: Dario Argento

Interpreti principali: Giuliano Gemma, Anthony Franciosa, Cristian Borromeo, Veronica Lario, Daria Nicolodi.

E’ inutile nasconderlo, questo è il film di Dario Argento che io preferisco.

Il maestro mostra uno dei suoi "strumenti di lavoro" preferiti.

Il maestro mostra uno dei suoi “strumenti di lavoro” preferiti.

Non avrà la perfezione stilistica di “Profondo Rosso” o “Suspiria”, la trama non sarà delle più originali e coinvolgenti. Il finale potrà anche essere un poco scontato, ma, parafrasando un’altra pellicola decisamente più famosa di questa: io, francamente, me ne infischio.
Finita la mia professione di fede tenterò di dare qualche particolare circa quest’ottima pellicola.
La vicenda si svolge a Roma, nel quartiere EUR. Qui arriva lo scrittore americano Peter Neal per promuovere il suo ultimo romanzo “Tenebrae” e trova ad attenderlo unispettore di polizia, Germani, interpretato da Giuliano Gemma, che investiga sull’uccisione di una ragazza che, poco prima di morire, aveva rubato proprio una copia di “Tenebrae”. Il poliziotto interroga Neal perché l’assassino ha infilato nella bocca della vittima alcune pagine del romanzo e perché è stata ritrovata una criptica lettera indirizzata proprio all’autore.

Anthony Franciosa nei panni di Peter Neal.

Anthony Franciosa nei panni di Peter Neal.

Inizia una catena di delitti che sembra avere come unico filo rosso proprio il romanzo che Neal si appresta a promuovere.

Peter Neal al suo arrivo a Roma. Dietro di lui Giuliano Gemma e Daria Nicolodi.

Peter Neal al suo arrivo a Roma. Dietro di lui Giuliano Gemma e Daria Nicolodi.

La vicenda principale è inframmezzata da inserti onirici che gettano luce sul movente dell’assassino, mostrando alcune scene della sua infanzia e quale sia il motivo del suo odio nei confronti delle donne. Queste sequenza, girate in modo magistrale, non presentano alcun dialogo e sono accompagnate da una colonna sonora ripetitiva e ossessiva, che riesce a dare allo spettatore il giusto senso di straniamento.
Il mistero è, come al solito, ben congegnato e, dopo aver disseminato tutta la pellicola di falsi indizi, nelle ultime battute del film il maestro prende per mano lo spettatore e lo accompagna alla soluzione.
Molto particolare l’ambientazione del film, in un EUR quasi sempre deserto che viene rappresentato quasi come luogo onirico. Fulminante l’uso della camera, specie il piano sequenza che incornicia la casa in cui vengono uccise due donne, così come è magistrale la sequenza in cui Maria ( Laura Wendel), è inseguita da un dobermann in un giardino deserto.

Laura Wendel cade, inseguita dal dobermann.

Laura Wendel cade, inseguita dal dobermann.

Con la forza delle immagini Dario Argento riesce a trasmettere il senso di angoscia provato dalla vittima. Molto famosa è anche l’uccisione di Veronica Lario, alla quale viene amputato un braccio dal quale parte un copioso spruzzo di sangue che tinge di rosso un’intera parete bianca. La scena è citata nel film “Mr. Broks”: al personaggio interpretato da Kevin Costner viene conficcata una forbice nella giugulare e il fiotto di sangue che sprizza dalla ferita imbratta il muro nello stesso modo di quanto accade in “Tenebre”.

Famosa scena citata anche nel film americano Mr. Brooks.

Famosa scena citata anche nel film americano Mr. Brooks.

Appaiono in due piccole parti, Lamberto Bava e Michele Soavi. Il primo, figlio di Mario, si darà alla regia di numerosi film horror, tra I quali, “Demoni” e “Demoni 2”, prodotti proprio da Dario Argento. Il secondo, è anche il regista della seconda unità di “Tenebre” e di altre due pellicole di Argento, “Phenomena” e “Opera”. Inoltre realizzerà, sempre per la produzione di Argento, “La Chiesa”, in cui appare una giovanissima Asia Argento, e “La Setta”.
Questa è una pellicola di passaggio per il regista romano; è il primo film in cui torna al thriller, dopo aver girato i suoi due primi horror, “Suspiria” e “Inferno”, ed è il primo film in cui decide di rinunciare all’uso degli stilemi tipici delle sue pellicole precedenti, caratterizzati da ambientazioni cupe e claustrofobiche. In “Tenebre”, infatti, Il direttore della fotografia Luciano Tovoli, su indicazione del regista, usa una luce molto forte, i colori predominanti sono chiari e vivi e l’azione è spesso ambientata in spazi aperti e durante il giorno. Argento arriva addirittura ad ambientare un omicidio in una piazza assolata e piena di gente. Anche questa è un’altra scena da antologia.
Molti considerano “Tenebre” come il capitolo conclusivo della storia del Giallo italiano, almeno per quello di qualità. Mi sento di poter essere in accordo con questa affermazione, dopo questo film il filone si è andato spegnendo; sono stati realizzati pochi film del genere, alcuni per la regia dello stesso Argento che però non è riuscito a raggiungere le vette degli anni settanta (“NONHOSONNO“, “Il Cartaio“) e che tra gli anni ottanta e novanta si è interessato più all’horror (“Phenomena“), al thriller psicologico (“La sindrome di Stendhal“) o al thriller classico (“Trauma“). Alcuni altri registi, anche recentemente, si sono dedicati al genere, pensiamo ad esempi a “Tulpa” di Federico Zampaglione, confezionando però film tutto fuorché mirabili. Unica perla del nuovo cinema giallo italiano è stato “Occhi di cristallo”, vedi scheda apposita, ottimo film al quale, però, fino ad ora non è stato dato alcun seguito. Speriamo che qualche produttore capisca il valore della pellicola e di quanto un bene possa fare un buon “cinema dei generi” alla nostra cinematografia, investendo in nuovi validi progetti.

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