SEI DONNE PER L’ASSASSINO

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2 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

SEI DONNE PER L’ASSASSINO

IT – FR – DE 1964

Regia: Mario Bava

Interpreti principali: Thomas Reiner, Eva Bartok, Cameron Mitchell, Arianna Gorini, Mary Arden.

Con questo film sono codificati definitivamente tutti i canoni che saranno poi utilizzati nel cinema giallo italiano. Soprattutto in questa pellicola viene mostrato per la prima volta l’assassino come una individuo completamente vestito di nero, con il volto coperto da un cappello nero a tese larghe; in questo film specifico il killer porta anche una maschera, probabilmente una calza di nylon molto spesso, per nascondere ulteriormente il viso.

Il killer di Sei Donne per l'assassino

Il killer di Sei Donne per l’assassino

Nei film successivi la maschera non sarà quasi mai presente e il volto sarà celato inquadrando l’azione da angolazioni che lo tengono in ombra. Altro elemento tipico delle successive pellicole gialle italiane, introdotto da questo film, è l’estremo sadismo dell’assassino e una messa in scena molto “verista” degli omicidi. La camera indugia

La seconda vittima

La seconda vittima

sulla gesta del killer, non risparmiando allo spettatore alcun particolare. Inoltre l’omicida non utilizza armi vere e proprie per uccidere, ma si serve di oggetti quotidiani e, molto spesso delle proprie mani. La brutalità degli omicidi, una delle vittime, dopo essere stata picchiata selvaggiamente, viene torturata e poi uccisa accostando prima le mani e poi la testa alle pareti roventi di una stufa, attirò molte critiche sul film. Con “Sei donne per l’assassinoMario Bava completa il lavoro che aveva cominciato con “La ragazza che sapeva troppo”, codificando definitivamente tutti gli stilemi che saranno poi utilizzati da tutti i registi italiani che si cimenteranno nella realizzazione di film gialli tra la fine degli anni sessanta e i primi anni ottanta. Questa pellicola, oltre ad aver definitivamente codificato il genere del giallo italiano lancia anche i primi semi di un altro filone del genere horror, lo slasher, definitivamente codificato sempre da Mario Bava con il suo splendido “Reazione a catena”. Già in “Sei donne per l’assassino” infatti vi è una lunga catena di omicidi che, in un certo senso, costituisce la colonna portante della narrazione, tratto tipico del sottogenere slasher.
Si può quindi affermare che Mario Bava non fu “solamente” un direttore della fotografia, un tecnico di effetti speciali e un regista magistrali, ma fu anche un grande innovatore e inventore di cinema e generi cinematografici. Ovviamente, fino a non molti anni fa la critica lo ha snobbato, considerandolo, al massimo, come un discreto artigiano del cinema. Ma, si sa, noi italiani siamo sempre stati molto lungimiranti e, soprattutto, attenti e precisi nello sfruttare le nostre ricchezze artistiche e culturali. Non mi dilungo su questo discorso perché, altrimenti, poteri annoiarvi per ore.
Il film di cui vi sto parlando è una festa per gli occhi. Già i titoli di testa sono un capolavoro.

Titoli di testa

Titoli di testa

I protagonisti sono inquadrati sullo sfondo della galleria di moda presso cui sarà ambientata la pellicola. L’ambiente è inquadrato al buio e le uniche luci utilizzate sono colorate, rosse gialle e verdi.

La stessa luce illumina sia l'attore, sia il manichino.

La stessa luce illumina sia l’attore, sia il manichino.

In questo modo il regista dà l’impressione che i protagonisti in carne ed ossa si confondano con i manichini colorati presenti nelle inquadrature.

Attrice e manichino si confondono, come se fossero entrambe elementi di una medesima coreografia.

Attrice e manichino si confondono, come se fossero entrambe elementi di una medesima coreografia.

Fin da queste prime battute si capisce che le scelte cromatiche avranno una grande importanza nella messa in scena del film e che le note predominanti saranno quelle del rosso e del giallo. Non credo vi sia una sola inquadratura del film nella quale non

Il rosso è sempre una delle note predominanti

Il rosso è sempre una delle note predominanti

appaia almeno una nota di rossoIn questo senso è molto indicativa la scena ambientata nei camerini della galleria di moda durante la sfilata. La passerella si vede solamente in lontananza, attraverso il passaggio per le modelle. Attraverso questo piccolo varco però si nota un importante vaso di strelitzie, le cui note arancio sono un richiamo per i manichini rossi che affollano invece i camerini. Manichini rossi che si ripresenteranno per tutto il film. Il rosso è anche una delle note più importanti per le scene degli omicidi. In queste scene la nota rossa è conferita o dal sangue delle vittime o da un vestito o, come nel caso del secondo omicidio, da una luce riflessa sul muro.

La scena del secondo omicidio, le luci che la illuminano sono rosse, e i riflessi illuminano i muri.

La scena del secondo omicidio, le luci che la illuminano sono rosse, e i riflessi illuminano i muri.

Ora la pianto di sbrodolare e passo a narrare la storia.
La vicenda è, tutto sommato, abbastanza semplice e si può riassumere così: le modelle di una casa di moda,

L'insegna della casa di moda

L’insegna della casa di moda

Christian haute couture”, sono prese di mira da un assassino. La prima vittima viene uccisa nel giardino stessa della sartoria presso la quale lavora. L’assassino trascina via il cadavere e si perita di farlo rinvenire dalla contessa Cristiana Cuomo, proprietaria della sartoria, all’interno di un armadio della sala prove. Sul delitto indaga l’ispettore Silvestri, il quale non tarda a scoprire che la vittima aveva problemi di droga e condivideva gli stupefacenti con il fidanzato, l’antiquario Franco Scalo. Il giorno successivo alla morte della ragazza un’altra modella rinviene il diario dell’uccisa. Questa telefona a Scalo, con il quale aveva una tresca, che la rassicura del fatto che sarebbe andato immediatamente a recuperare l’oggetto presso la sartoria. Pochi minuti dopo però una telefonata dice alla ragazza che Scalo non si sarebbe recato all’appuntamento che avrebbe dovuto portargli lei il diario. La modella si fa prestare l’auto da una collega, si precipita a casa dell’antiquario, ma, invece del suo amante, trova ad attenderla l’assassino che la uccide per prendere il diario. Purtroppo però il quaderno era stato sottratto alla modella da un’altra collega, che condivideva l’abitazione con la prima vittima. Non avendo trovato ciò che cercava l’assassino si mette sulle tracce anche di questa ragazza.  Il killer dovrà uccidere ancora molte volte per coprire le proprie tracce e gli intrecci che si celano sotto gli assassinii, fino a che non si giungerà alla soluzione.

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