TRAUMA

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2 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

TRAUMA

IT-USA 1993

Regia: Dario Argento

Interpreti principali: Cristopher Rydell, Asia Argento, Piper Laurie, Frederic Forrest.

Anomalo film di Dario Argento nel quale il regista romano si diverte a mettere in scena numerose citazioni e autocitazioni cinematografiche. La prima è sicuramente la seduta spiritica nella quale la medium, poi vittima insieme al marito dell’omicida, afferma che l’assassino è tra i presenti. In questo film però lo spunto viene usato in senso completamente opposto a quanto Argento ha fatto in “Profondo Rosso”.
La vicenda è molto semplice e prende in prestito più di un’idea tipica del thriller psicotico americano. Una ragazza anoressica e disturbata mentalmente vede i propri genitori uccisi durante una seduta spiritica. Inizia una lunga scia di sangue sulla quale saranno proprio la ragazza e un giovane grafico televisivo, David Parsons, che prima vuole proteggerla e poi si invaghisce di lei. La chiave del mistero è celata nel passato dei protagonisti.

Asia Argento e Christopher Rydell in "Trauma"

Asia Argento e Christopher Rydell in “Trauma”

Come scrivevo prima, nel film sono presenti diverse citazioni, si parte da Alfred Hitchcock e il suo “La finestra sul cortile”: un bimbo sempre chiuso, o nella camera o nel giardino, che spia i movimenti dell’assassino. Si passa per Frank Capra: un fugace fotogramma di “La vita è meravigliosa”, proiettato da un televisore. Fino ad arrivare allo stesso Dario Argento Una decapitazione a opera di un ascensore, già vista, anche se sotto forma diversa, in “Profondo Rosso”.

La vittima dell'ascensore

La vittima dell’ascensore

Il film è un thriller piuttosto classico, Argento vi apporta alcune buone trovate visive e soluzioni formali. Originale l’arma del delitto: una specie di ghigliottina a filo. Diversamente dalle altre pellicole di Dario Argento, in “Trauma” gli omicidi sono presentati in maniera piuttosto semplice, senza il consueto tripudio ematico. Inoltre si svolgono sempre con il medesimo modus operandi: il killer stordisce le vittime con un colpo alla testa per poi decapitarle usando il marchingegno di sua invenzione. Unico caso in cui la ghigliottina portatile non viene usata è il già citato caso in cui un’ascensore viene utilizzato per staccare la testa dal corpo della vittima.

Non mancano alcune note soprannaturali, come la seduta spiritica dell’inizio o la testa già mozzata di una delle vittime che rimane in vita tanto a lungo da riuscire a comunicare un importante indizio a David.

La testa staccata di una delle vittime riesce a comunicare un importante indizio a David

La testa staccata di una delle vittime riesce a comunicare un importante indizio a David

Gli effetti speciali sono curati da Tom Savini che, per i motivi precedentemente espressi, ha però avuto poco da lavorare, eccetto la realizzazione delle statue delle teste mozzate.
Tutto sommato è un fil gradevole, non un capolavoro ma una discreta prova del regista romano.
I punti più deboli del film sono i dialoghi che, citando il “Dizionario del Cinema Mereghetti” fanno gridare giustizia al cielo. Parere al quale mi associo nella maniera più completa. Altra pecca le musiche di Pino Donaggio, poco aderenti alla storia e antiquate.

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