REAZIONE A CATENA

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5 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

REAZIONE A CATENA

IT 1971

Regia: Mario Bava

Interpreti principali: Claudine Auger, Luigi Pistilli, Claudio Volontè, Leopoldo Trieste.

Reazione a Catena” è uno dei tanti gioielli firmati Mario Bava. La pellicola è nata da un litigio: quello avvenuto tra Dardano Sacchetti e Dario Argento durante la lavorazione de “Il gatto a nove code”. La tempesta, resa pubblica dalle testate giornalistiche, giunse all’orecchio di Giuseppe Zaccariello che aveva da poco messo sotto contratto il regista sanremese per un film, ma non aveva una buona storia da proporgli. Il produttore contattò così Sacchetti, che in poco tempo confezionò soggetto e sceneggiatura per il film che vado a trattare.

Mario Bava al lavoro

Mario Bava al lavoro

Reazione a Catena”, anche noto come “Ecologia del delitto” e “Antefatto”, è un film rivoluzionario, è il capostipite di un intero filone della cinematografia orrorifica che, ancora una volta, per la nostra miopia, ci è stato rubato dal cinema americano. Con questa pellicola, infatti, è nato lo slasher, genere che ha rappresentato un filone importante, quanto meno dal punto di vista commerciale. Molte scene del film di Bava, infatti, sono state saccheggiate da Sean S. Cunningham per il suo “Venerdì 13”, ritenuto dalla maggior parte delle persone come precursore del filone di cui sopra. Bisogna inoltre ammettere che, mentre “Reazione a Catena” è un piccolo gioiello di regia, logica contorta e originalità, la pellicola americana è un monotono susseguirsi di delitti sanguinosi senza capo né coda.

La novità del film sceneggiato da Dardano Sacchetti è proprio quella di reggere uno spettacolo perfetto nella propria messa in scena, dove il protagonista principale è, fondamentalmente, la morte violenta, orchestrata nei modi più originali e fantasiosi. Il film, per stessa ammissione dello sceneggiatore, vuole essere una metafora della società italiana dell’epoca e della grettezza dell’animo umano. La storia è semplicissima:

La prima vittima della carneficina

La prima vittima della carneficina

una vecchia villa è il pomo della discordia tra un gruppo di persone le quali, per sete di danaro e possesso danno il via a una lunga serie di delitti. La novità della pellicola è propria questa, la bellezza della messa in scena annichilisce completamente la storia, da ciò deriva la poetica della vicenda narrata: l’essere umano più integerrimo può arrivare a compiere atti di incredibile violenza per bramosia di denaro e ricchezza. La chiusura del film, fulminante e geniale, getta anche un altro importante spunto di riflessione sui rapporti umani, ma, come al solito, non voglio rovinarvi la visione e vi prego di scoprirlo da soli.

Uno dei personaggi gioca con alcuni oggetti che si trasformeranno in armi micidiali

Uno dei personaggi gioca con alcuni oggetti che si trasformeranno in armi micidiali

Questo è un film anomalo per Mario Bava, solitamente regista elegante e che non usa mostrare grandi quantità di violenza, mentre in questa pellicola da vita a una sorta di grand guignol, soffermandosi con occhio quasi naturalistico sullo svolgimento degli omicidi, di cui cura la messa in scena registica e la scrittura in fase di sceneggiatura.
Come ho accennato prima, “Reazione a Catena” è stato saccheggiato da Cunningham per “Venerdì 13”, alcune scene sono state riproposte in toto come, ad esempio, i due amanti trafitti da una lancia mentre si trovano a letto.

Celebre scena del film

Celebre scena del film

Il regista americano però ha curato unicamente la messa in scena violenta, non tentando di attribuire ai propri personaggi una qualsivoglia personalità psicologica, riducendoli unicamente a manichini senza cervello. Men che meno si giunge ad una catarsi finale che possa riscattare la pellicola, anzi, il finale è, forse, la parte peggiore di un film già mediocre. Nonostante però questa pochezza gli americani sono riusciti a far diventare questa pellicola un classico, che ha incassato moltissimo e ha dato vita a numerosi sequel. Purtroppo Bava è spesso stato vittima di rapine intellettuali, grazie alla scarsa considerazione datagli dal mondo culturale italiano e dalla critica cinematografica che non ha mai preso in considerazione il suo lavoro, considerando il cinema di genere come un qualcosa di sporco e indecente, perdendo l’occasione di fare del cinema italiano un faro di riferimento, preferendo osannare pellicole magari noiose e registi che invidiano la tecnica di Bava ma che trattano temi “Alti” o, più spesso, temi considerati “Alti” da persone di scarsa fantasia che, più che serie, sono seriose.
Vi lascio con una considerazione finale: altra pellicola di Bava saccheggiata dal cinema americano, è stata “Terrore nello spazio” e, mentre da “Reazione a catena” è nato un “figlio” di scarsa qualità, da quest’ultima pellicola è nato “Alien”… A Bava per il suo film è stato dato un budget tale che per mettere in piedi le scene aveva a propria disposizione unicamente tre pietrone finte. La sua bravura era talmente grande che riuscì ad utilizzarle in modo tanto geniale da mettere in piedi scenografie credibili e un piccolo capolavoro cinematografico. Penso a cosa potrebbe aver fatto avendo a disposizione anche solo un decimo dei fondi dati a Ridley Scott per il suo “Alien“…

Buona visone e buona riflessione.

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7 thoughts on “REAZIONE A CATENA

  1. johntrent70 ha detto:

    Bava era un Maestro. Adoro questo film e la musica del sommo Stelvio Cipriani…

  2. edoardoromanella ha detto:

    Bravo, nulla da aggiungere……di Bava l’hai mai visto Cani arrabbiati? Non è affatto male

    • cinemadegenere2014 ha detto:

      Si ho visto Cani arrabbiati ma, onestamente, non mi ha entusiasmato. Credo sia l’unico film del “Grande Mario” che non mi sia piaciuto. Mi scuso per il ritardo nella risposta, ma alcune vicende personali mi hanno tenuto lontano dal blog per un tempo troppo lungo. Grazie per l’apprezzamento!

      • edoardoromanella ha detto:

        Mi spiace, spero non sia stato nulla di grave…….se ti interessa, tempo fa nel blog ho pubblicato le recensioni-spiegazioni di inland empire e di revolver (di guy ritchie)

      • cinemadegenere2014 ha detto:

        Ho letto la tua recensione di Inland Empire e l’ho trovata molto interessante. Così come ho molto apprezzato gli altri articoli che hai scritto sui film del “Grande David”. Vado subito a leggere l’articolo su Revolver.

      • edoardoromanella ha detto:

        Si te l’ho detto infatti perchè mi ricordavo che ti piacevano i suoi film

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