GIORNATA NERA PER L’ARIETE

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9 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

GIORNATA NERA PER L’ARIETE

IT 1971

Regia: Luigi Bazzoni

Interpreti principali: Franco Nero, Rossella Falk, Ira Von Furstenberg, Silvia Monti, Maurizio Bonuglia,Agostina Belli

E’ l’ultimo giorno dell’anno, un nastro magnetico gira e che trasmette la voce distorta di un uomo che annuncia che nell’anno che verrà ucciderà cinque persone. Il maniaco in potenza sostiene di aver già scelto le proprie future vittime, ma non ancora il modo in cui gli toglierà la voce. La voce continua a parlare mentre sfilano le immagini di un veglione dell’ultimo dell’anno, al quale partecipano tutti i protagonisti del film, inframezzate ai titoli di testa. Le immagini della festa dimostrano come tra i partecipanti esista più di un motivo di tensione, tensione che sfocia nell’incontro tra Andrea Bild (Franco Nero) e Helene (Silvia Monti). Si capisce che i due sono stati amanti e che la donna non è molto contenta di ritrovarsi in macchina il suo ex completamente ubriaco. L’uomo scende dalla vettura e torna a casa. Nel frattempo un altro degli invitati alla festa, John Lubbockrincasa da solo a piedi e, una volta giunto all’altezza di un tunnel viene aggredito da uno sconosciuto. Una coppia che amoreggiava nelle vicinanze, richiamata dall’urlo, accorre. Il ragazzo intravede l’aggressore, ma, una volta riconosciutolo, si ferma e non lo insegue oltre.

Il tunnel dell'aggressione

Il tunnel dell’aggressione

Questo è l’apertura di una buona pellicola gialla che, fin dalle prime immagini, dimostra come Luigi Bazzoni, intenda dedicare molta attenzione alla regia, sperimentando soluzioni visive interessanti e volendo realizzare un buon prodotto, confezionato con cura. Le collaborazioni sono di altissimo livello: Ennio Morricone alle musiche e Vincenzo Storaro alla fotografia, per citare alcuni esempi.

Franco Nero interpreta Andrea Bild

Franco Nero interpreta Andrea Bild

Il giorno seguente Andrea Bild viene svegliato da una telefonata che lo invita a recarsi al più presto al giornale, una volta arrivato in redazione il direttore lo informa dell’aggressione a Jhon Lubbock e il giornalista si mette in moto per confezionare un buon articolo. A catturare la sua attenzione è il fatto che sul luogo dell’aggressione sia stato ritrovato un guanto nero. Intanto Bild scopre che ad aver trovato Lubbock dopo l’aggressione sono stati il fratello di , la ragazza con cui Bild ha una relazione sentimentale, e la sua fidanzata, Giulia. Il giornalista si mette sulle tracce di quest’ultima, ma non riesce ad avere da lei alcuna informazione.

Andre Bild e Lù

Andre Bild e Lù

Tempo dopo un misterioso assassino si introduce nella casa del dott. Binni, medico e amico sia di Lubbock, sia di Bild, e uccide la moglie invalida strangolandola e buttandola giù da una scala. La polizia trova nelle vicinanze del cadavere un guanto di pelle nera a cui manca un dito. Andrea Bild lavora anche a questo caso. La sua insistenza e determinazione non sono ben viste presso la sua testata giornalistica che ha come finanziatore proprio il dott. Binni. Bild per de la testa e si lascia andare ad una lite furibonda con il suo collega Traversi, che il giorno dopo sarà trovato cadavere in un parco con accanto l’immancabile guanto nero, a cui però, questa volta, mancano due dita. Per Bild la situazione si complica e dovrà fare affidamento a tutte le sue capacità ed energie per riuscire a risolvere il mistero e scagionarsi, mentre l’assassino continua a mietere vittime.

Una vittima e il famigerato guanto

Una vittima e il famigerato guanto

Il film è elegante e le scene sono costruite con gusto. La violenza non è quasi mai esplicita e le scene degli omicidi sono realizzate con estrema cura e capacità. Bazzoni non si lascia mai andare a eccessi sanguinolenti, preferendo aumentare la tensione usando un bel gioco di inquadrature e soggettive. Molto bella è la scena dell’omicidio di Traversa, nella quale le soggettive dell’assassino e della vittima sono intersecate, dando alla spettatore entrambi i punti di vista. In questo modo il regista tenta di porre l’accento sulla paura provata dalla vittima nel vedersi minacciata e cacciata dal maniaco che brandisce un coltello a scatto. Assassino che, facendo gioco del precario stato di salute della vittima, non infierisce su di essa con la lama, ma preferendo che la paura provochi un infarto.
Il film è girato tutto con piani molto stretti e l’azione si svolge per lo più in ambienti chiusi e angusti. Nelle poche occasioni in cui le riprese sono in esterno l’attenzione è sempre focalizzata sui protagonisti, senza mostrare il contorno della vicenda. Molto bella un’inquadratura in cui Bild insegue il fratello di su una monumentale scalinata bianca, che funge da unico sfondo. Non viene inquadrato nulla se non il bianco del marmo degli scalini e i personaggi si stagliano come figurine su quel mare candido.
Particolarità di questa pellicola è il fatto di essere tratta da un romanzo, “The fifth Cord” di D. McDonald Devine, mentre i gialli all’italiano sono praticamente tutte sceneggiature originali. L’unico altro esempio di Giallo italiano tratto da un romanzo è il magnifico “Occhi di cristallo”, girato però in tempi molto più recenti (Nella sezione “Giallo italiano” trovate la scheda anche di questo film).
Il mistero regge e, pur non culminando in una soluzione particolarmente originale, regala alcuni validi momenti di tensione. L’assassino lascia pochissime tracce e solamente un’intuizione felice porterà alla soluzione. Anche in questa pellicola è molto forte la critica verso un tipo di società moraleggiante che, di nascosto dagli occhi dei più, non si fa scrupoli nel lasciarsi andare a quelle stesse pulsioni che in pubblico critica aspramente.
Film molto consigliato.

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