ANATOMIA DI UN OMICIDIO

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12 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

ANATOMIA DI UN OMICIDIO

USA 1959

Regia: Otto Preminger

Interpreti principali: James Stewart, Lee Remick, Ben Gazzara, Arthur O’Connel, Duke Ellington.

Il film suscitò molto scalpore alla sua uscita per il tema trattato: la moglie di un militare viene violentata dal gestore di un bar e il marito di lei decide di vendicarsi uccidendo l’oste maniaco. La moglie dell’omicida decide di affidare la difesa del coniuge all’avvocato Biegler (Stewart), ex pubblico accusatore da poco rimosso dall’incarico. Il giursita, coadiuvato dalla valente segretaria e da un ex magistrato amico e dedito all’alcolismo, decide di accettare il caso e inizia un scrupoloso lavoro di investigazione e ricerca per riuscire a dimostrare lo stato di incapacità mentale dell’accusato al momento del delitto.
Anatomia di un omicidio”, insieme a “La parola ai giurati” di Sidney Lumet, è l’iniziatore del filone Legal thriller e, a mio modestissimo parere, una delle migliori pellicole che siano mai state girate. Le interpretazioni e l’esperta e sapiente regia di Preminger conferiscono a questo elegante film in bianco e nero una grazia tutta particolare. I personaggi sono ben delineati e portano una enorme carica di umanità e realismo. Su tutti spicca Parnell (O’Connel), l’ex procuratore ubriacone amico di Biegler, che trova nel caso del militare omicida un motivo di riscatto dall’alcolismo.

Biegler, alla guida, e Parnell

Biegler, alla guida, e Parnell

Il film può essere visto come un cammino di redenzione per tutti i protagonisti. Anche Biegler, infatti, prima di accettare il caso di omicidio, si “lasciava vivere”, in una condizione di indolenza, dovuta alla delusione di essere stato rimosso dal ruolo di pubblico accusatore. L’avvocato dopo aver perduto il suo precedente incarico, infatti, aveva accettato solamente piccoli casi e aveva dedicato molto più tempo alla pesca che alle aule di tribunale. Nella difesa dell’omicida, invece, troverà nuova linfa e la volontà di fare ancora bene il proprio lavoro. Anche il tenente Manion, l’omicida efficacemente interpretato da Ben Gazzara, trova nella propria vicenda personale e nelle riflessioni a cui essa lo spingono, la forza e lo stimolo per tentare di modificare gli aspetti più spigolosi della propria personalità.

Il tenente Manion

Il tenente Manion

Nel film non si fa alcun accenno esplicito ai motivi dell’allontanamento di Biegler dalla carica di pubblico accusatore, ma, alcuni indizi sparsi nella trama e l’evidente scarsa capacità professionale di chi ha sostituito Biegler, fanno presumere che il regista, molto attento a questo tema, abbia voluto far intendere che il personaggio interpretato da Stewart sia stato rimosso a seguito della famigerata “Caccia alle stregheMaccartista.
Come dicevo al principio di questa riflessione il film suscitò scandalo, oltre che per il tema trattato, anche per il modo in cui le tematiche furono sviscerate dal regista. Nelle sedute di dibattimento accusa e difesa trattano esplicitamente tutti gli aspetti della storia e per la prima volta nel cinema americano si parla di mutandine e si fa riferimento in forma piuttosto esplicita a un episodio di violenza carnale.

Biegler e la Signora Manion in aula

Biegler e la Signora Manion in aula

Il film vuole essere una riflessione su come la giustizia sia un gioco nel quale il primo piano spetta alla forma e alle parole, mentre la verità può assumere toni un poco più ambigui e fumosi. Questo è un tema tipico della produzione filmica del regista.
Cameo di Duke Ellington, autore delle musiche; si vede in una breve scena duettare al piano con James Stewart.
La pellicola è stata tratta dal romanzo che Robert Traver ( nome d’arte di John D. Voelker, giurista della Superma Corte di giustiza del Michigan) ha scritto ispirandosi ad un caso che aveva seguito come avvocato difensore nel 1952.

Buona visione!

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