LA COSA

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12 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

LA COSA

USA 1982

Regia: John Carpenter

Interpreti principali: Kurt Russel, Wilford Brimley, T.K Carter, Keith David.

Il film si apre con l’immagine di un’abbacinante distesa di neve bianca. Il candore viene spezzato dalla sinuosa figura di un cane che corre. L’animale è inseguito da un elicottero, dal quale partono diversi colpi d’arma da fuoco diretti verso il cane fuggitivo. L’inseguimento prosegue, fino a che l’animale non giunge nei pressi di una base scientifica americana che studia l‘Antartide. Gli abitanti, attirati dagli spari e dal frastuono dell’elicottero si riversano fuori e vedono uno dei passeggeri del velivolo inseguire a piedi il cane e tentare di lanciare una granata. Gli americani, allora, non volendo esplodere insieme al quadrupede, aprono il fuoco contro gli ospiti, uccidendoli. Il cane, intanto, stanco e spaventato, si accuccia vicino ai proprio salvatore, che decidono di adottarlo.
Gli americani si avvicinano al velivolo per capire da dove provenga. Capiscono allora che è proveniente dalla vicina base norvegese. L’elicotterista MacReady (Kurt Russel) decide di andare presso la base norvegese per accertarsi delle condizioni del personale rimasto. Organizza una squadra e parte.

Kurt Russel interpreta MacReady

Kurt Russel interpreta MacReady

Al loro arrivo, gli statunitensi, trovano la struttura distrutta e tutto il personale morto. I cadaveri sono dilaniati e composti in strane forme. Ritrovano anche uno strano oggetto che sembra qualcosa di alieno. Rientrati alla base si rendono conto che i norvegesi avevano avuto qualche buona ragione per voler abbattere il cane, che si rivela essere incubatore di una strana forma di vita aliena che riesce ad assumere le sembianze degli esseri che divora. Inizia un incubo serrato in cui tutti sospettano di tutti e la forma di vita extraterrestre miete vittime. Amaro, ma estremamente convincente il finale.
La pellicola non ebbe grande successo di pubblico, nonostante la sua grande godibilità, l’intelligenza con cui viene sviluppato l’intreccio e l’originalità e spettacolarità degli effetti speciali curati da Rob Bottin. Alcune invenzioni visive e il modo in cui il mostro prende vita dai corpi delle vittime e si divide in vari tronconi è notevole e rivoluzionario per l’epoca e servirà come modello per molte produzioni successive. Rimane negli annali la scena in cui la testa di una delle vittime si trasforma in ragno.

Questo bellissimo film ha forse pagato lo stesso scotto di un’altra grande pellicola del periodo non considerata nè dal pubblico, nè dalla critica: “Il giorno dei morti viventi“. Entrambi sono infatti film molto pessimisti e si svolgono in atmosfere claustrofobiche che aumentano il livello di tensione, particolari probabilmente non graditi al pubblico dei rutilanti anni ottanta che preferiva divertimenti e spaventi decisamente più “facili“. Altro elemento forse indigesto per il pubblico dell’epoca è stata la crisi d’identità vissuta da tutti i personaggi della vicenda, che non hanno alcun punto di riferimento e non sanno assolutamente di chi fidarsi. In un’epoca in cui era ancora molto forte, specie negli USA, la necessità di avere un nemico ben identificato, questa mancanza di precise identità e il sotteso messaggio che la minaccia può giungere da chiunque e da qualunque cosa, non ha contribuito alla buona riuscita al botteghino e al giudizio dei critici.

E’ un peccato che pellicole come queste non abbiano avuto il successo meritato, sia per la forza immaginifica con cui è stata curata la messa in scena, sia per i messaggi non banali trasmessi dalla vicenda. La carenza d’identità, che già allora stava prendendo piede nella società occidentale, e la possibilità che non esista un nemico assoluto e facilmente riconoscibile, ma che la minaccia possa essere nascosta in qualunque individuo, sembrano abbastanza profetici per l’epoca in cui la pellicola è stata girata.
La narrazione è impreziosita da una magnifica colonna sonora firmata da Ennio Morricone.

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