INTERVISTA A GORDIANO LUPI

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17 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

INTERVISTA A GORDIANO LUPI.

Gordiano Lupi

Gordiano Lupi

Gordiano Lupi è un grande appassionato e esperto di cinema di genere. Ha scritto “Storia del cinema horror italiano” per “Edizioni Il Foglio” e numerosi altri libri, sempre di argomento cinematografico, per “Profondo Rosso”. E’, inoltre, il direttore editoriale di “Edizioni il Foglio”. Come vi confermerà lui stesso nell’intervista, si batte da numerosi anni per dare al cinema di genere la dignità che merita. Dignità che molto spesso la “nostrana” critica “alta” calpesta e infanga, non si sa bene per quale motivo.
Ho invitato Gordiano Lupi a rispondere ad alcune domande per poter proporre ai lettori del blog nuove suggestioni e spunti di riflessione.
Ora, però, finisco di tediarvi con le mie parole e lascio spazio al nostro ospite:

Sig. Lupi, nella cinematografia italiana il cinema dei generi ha sviluppato caratteristiche proprie ed estremamente originali rispetto ai film del medesimo tipo prodotti negli altri paesi. A che cosa è dovuta, secondo lei, questa forte caratterizzazione del nostro cinema di genere?

Il nostro cinema di genere è più realistico e violento di altri. Per questo motivo piace tanto a Tarantino. Basta andarsi a rivedere Django di Corbucci – Deodato per scoprire che certe caratteristiche oggi spacciate per nuove erano presenti nella nostra cinematografia. Non solo. Un’altra caratteristica è la commistione dei generi, l’horror spesso unito all’erotismo torbido, il western con l’erotico – perverso. Non è vero che in Italia non si possa fare cinema di genere, in realtà è soltanto vero che è stato abbandonato…

Quali sono gli aspetti distintivi del nostro cinema di genere?

Domanda da scriverci un libro. Impossibile rispondere in due battute. Per rimanere al western, il cinema italiano è più realistico, descrive paesaggi polverosi, situazioni decadenti, luoghi marginali… L’horror e il noir sono spesso permeati di erotismo e sadismo, ma anche di molti riferimenti psicologici. Il poliziottesco ha dato vita a un cinema nuovo, imitato ancora oggi nelle fiction tedesche….

Il nostro cinema di genere ha riscosso, specialmente tra gli anni Settanta e Ottanta, una grande successo di pubblico, sia in patria, sia all’estero. Perché, secondo lei, negli ultimi decenni le case di produzione cinematografica nostrane hanno deciso di abbandonare quasi totalmente il cinema di genere?

Perché non esistono più i produttori cinematografici puri. Si fa cinema per uso televisivo. Quindi non è possibile fare cinema di genere libero come una volta, perché in televisione possono passare solo prodotti puliti, ben confezionati e senza riferimenti estremi. Il cinema di genere è oggi confinato all’underground, alle produzioni indipendenti. Si fa ancora, ma pochi lo vedono.

Alcuni dei nostri grande registi di gialli ed horror, ad esempio Riccardo Freda e Mario Bava, sono stati accolti con calore dalla critica estera, fin dall’uscita delle loro pellicole, mentre qui da noi sono stati rivalutati solamente negli ultimi anni. Lei come spiega questa dicotomia di giudizi?

Non me la spiego. Il discorso vale per Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Francesco Nuti… l’elenco sarebbe interminabile. La nostra critica alta è miope, non ama i generi, non apprezza il comico, la farsa, la commedia… la pesantezza è una nostra caratteristica, purtroppo! Basta sfogliare il Mereghetti per vedere che stronca tutto ciò che profuma di genere…

Alcuni grandi registi del cinema americano, Martin Scorsese e Tim Burton ad esempio, hanno dichiarato di aver preso ispirazione da alcuni lavori dei nostri registi di genere, Mario Bava su tutti. Quali spunti crede abbiano preso i cineasti americani dal nostro artigiano del cinema?

Il realismo esasperato, la violenza, la durezza delle scene, la libertà di girare cose fuori dagli schemi. Il cinema di genere italiano degli anni Sessanta – Settanta è un’ecatombe di occhi spiaccicati, membra ridotte in poltiglia, corpi squartati… ma il tutto girato in un periodo storico che era trasgressione farlo! Oggi è fin troppo facile…

Lei ha scritto “Storia del del cinema horror italiano”; alla luce della sua esperienza nel genere, potrebbe sottolineare per i nostri lettori quali sono state le tappe fondamentali per lo sviluppo del cinema “di paura” nostrano?

Si parte con il gotico, che è ispirato dai prodotti Hammer ma ha una sua originalità, ma soprattutto gode di autori come Bava, Freda, Ferroni… si continua con due geni assoluti come Fulci e Argento – antitetici, ma Argento invecchiando ricorda sempre più Fulci – per arrivare a prodotti interessanti come il cinema cannibalico (Deodato, Lenzi, Martino) che è soltanto nostro e cinema d’imitazione ad alto livello come gli zombi – movies e gli esorcistici. Il nostro cinema horror è stato importante anche nello splatter (Sacchetti, Bava Jr, Mattei), negli horror metropolitani e nel gore. La mia sintesi è molto riduttiva…

I più famosi autori di film horror italiano sono il già citato Mario Bava, Dario Argento e Lucio Fulci. Potrebbe consigliare ai nostri lettori altri registi e film interessanti, magari meno noti, ma che hanno contribuito a rendere grande il nostro cinema?

De Martino e il suo esorcistico “L’anticristo” è un picolo capolavoro. Per restare in tema, i nostri lettori potrebbero scoprire che un autore come Brunello Rondi aveva scritto L’esorcista prima di Peter Blatty e di Friedkin con “Il demonio” (1963). Le scoperte da fare nel nostro cinema horror sono molte. Mi limito a consigliare Ferroni, ma anche Farina e Cozzi (non Paganini Horror, ma tutto il resto è valido).

La sua casa editrice “Edizioni Il Foglio”, è molto attiva nello studio e nella diffusione del cinema horror nostrano. Per quale motivo lei crede sia importante tenere viva tale tradizione cinematografica?

E’ una mia passione. Diciamo che il motivo di fondo è proustiano. Quel cinema ha il sapore delle mie madeleines, in questo caso rappresentate da un pacchetto di semi di zucca che vendevano insieme al biglietto nel cinema di terza visione del quartiere operaio dove ho passato l’infanzia. Ma al di là di questo, ritengo che tutto il cinema debba essere storicizzato, dalla farsa scollacciata, al decamerotico, passando per tonaca movie, prison movie, commedia all’italiana alta e bassa, Pierini, barzelletta movie, horror, noir, erotico (persino porno) e poliziottesco.

Ringrazio Gordiano Lupi per aver voluto rispondere alle mie domande e vi ricordo che nella sezione dei link del blog troverete quello per collegarvi al sito web di “Edizioni il Foglio“, casa editrice che, come già detto, si adopera per diffondere e difendere il cinema di genere.

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