FRANK COSTELLO FACCIA D’ANGELO

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23 febbraio 2014 di cinemadegenere2014

FRANK COSTELLO FACCIA D’ANGELO

FR – IT 1967

Regia: Jean Pierre Melville

Interpreti principali: Alain Delon, François Perier, Nathalie Delon, Cathy Rosier.

Frank Costello, Jef nella versione originale, è un giovane killer che vive in una personale e solitaria dimensione. Non è un membro stabile della malavita organizzata e non fa parte di una banda. E’, semplicemente, un uomo solitario che intraprende un personalissimo e delirante confronto con la morte. L’esistenza di questo “assassino filosofico” è scandita da rituali ben precisi: per uccidere le sue vittime non adopera trabocchetti o armi a lunga gittata, ma gli si para davanti e, prima di estrarre l’arma, attende che siano loro a tirare fuori la pistola. Per non lasciare tracce adopera sempre lo stesso tipo di guanti bianchi; per spostarsi senza essere rintracciato, ruba sempre il medesimo modello di vettura, una Citroen DS.

Alain Delon è Frank Costello

Alain Delon è Frank Costello

Per capire la caratterizzazione del personaggio bisogna dimenticare lo stupido titolo italiano della pellicola e tornare a quello originale: “Le Samourai“. Il regista ha voluto dare una sua personale interpretazione del samurai, attualizzandolo e “spostandolo” dal Giappone feudale a una grande metropoli moderna. Nonostante la cesura spazio-temporale, però, le caratteristiche del guerriero solitario che si attiene ad un rigido codice d’onore rimangono intatte. Come già detto Costello agisce sempre seguendo un rituale, anche la sua vita è una sorta di rituale. Il killer vive semplicemente in una vuota stanza ammobiliata, con la sola compagnia di un uccellino in gabbia. La mancanza di cose materiali costituisce il contraltare della mancanza umana di Costello. Questi non ha né amici, né parenti. Frequenta saltuariamente una prostituta che tratta però con freddezza e con distacco. Melville ha voluto tratteggiare un personaggio freddo e duro, che vive di morte e vive la morte in ogni giorno della propria esistenza. Alain Delon è magistrale nella sua interpretazione. Sul viso ha sempre stampata un’espressione glaciale. Non lascia mai trasparire alcuna emozione. A tratti sembra un robot. Rende con grande bravura il ritratto di un individuo estremamente solo, una sorta di summa della condizione di solitudine e straniamento che si vive nella società moderna.

Frank Costello insieme alla sua amica prostituta

Frank Costello insieme alla sua amica prostituta

Ora veniamo alla storia. Il film si apre con una ripresa fissa della “tana” del samurai. Costello è sdraiato sul letto e fuma una sigaretta. Una nuvoletta azzurrina fluttua sopra la sua testa, illuminata dalla luce che filtra da una finestra. I titoli di testa passano e Frank si alza da letto.

La stanza del samurai

La stanza del samurai

Infila impermeabile e cappello e scende in strada. Poco lontano dalla sua abitazione vede un uomo che parcheggia una Citroen Ds e lascia la portiera aperta. L’assassino non si lascia sfuggire l’occasione: sale a bordo e comincia a trafficare con il grosso mazzo di chiavi che porta sempre con se, alla ricerca di quella che gli consenta di mettere in moto la vettura. Finalmente l’auto si avvia e Frank si dirige verso un garage di periferia, dove uno svogliato meccanico sostituisce le targhe dell’auto rubata e consegna a Frank una pistola. Questi paga e riparte. Sono già passati più di dieci minuti di proiezione e non si è ancora sentita una parola. I dialoghi nel film sono ridotti all’osso. Si parla pochissimo, ma la regia è condotta con tale sapienza che non si sente la mancanza delle parole. La macchina da presa e e le immagini sono più che sufficienti per narrare la storia. Frank si aggira per la città costruendo l’alibi che gli servirà per coprire il lasso di tempo in cui commetterà l’omicidio di cui è stato incaricato. Si reca da Jane Lagrange (Nathalie Delon), prostituta sua amica, dicendole di confermare il fatto che lui è stato da lei fino alle due di notte. Poi si reca presso una bisca clandestina e dice ai presenti che sarebbe tornato a giocare alle due di notte. Finiti i preparativi si dirige presso l’indirizzo della vittima, il gestore di un famoso locale notturno. Costello raggiunge il bar. Penetra negli uffici e uccide la sua vittima. Qualcosa però non funziona; mentre sta uscendo dal la stanza in cui si è consumato l’omicidio incrocia la pianista del locale, che lo guarda a lungo.

La pianista

La pianista

Costello fugge. Ora entra in scena “l’ispettore“, il personaggio non ha un nome, interpretato da Perier, che, saputo dell’omicidio, ordina una retata. Costello viene preso mentre gioca a carte nella bisca di cui sopra. Messo a confronto con alcuni testimoni viene riconosciuto solamente da un anziano signore, mentre la pianista, pur riconoscendolo, non lo denuncia. L’ispettore, pur convinto della colpevolezza di Costello, si vede costretto a rilasciarlo. Uscito dalla stazione di polizia Costello si reca al luogo in cui avrebbe dovuto essere pagato per i propri servigi. Qui trova un uomo che, però, invece di dargli i soldi cerca di riempirlo di piombo. L’assassino scampa all’attentato e inizierà a dover interpretare un doppio ruolo: quello di cacciatore, per scoprire perchè abbiano voluto ucciderlo e perchè la ragazza non l’abbia denunciato, e di preda, per tentare di sfuggire alla polizia.

L'ispettore

L’ispettore

La scena in cui si consuma il tentato omicidio di Frank Costello è un capolavoro. L’azione si svolge sulla passerella di una stazione ferroviaria, e viene ripresa dal finestrino di un treno che sta passando.

Il soggetto è tratto dal romanzo “The Ronin” di Goan MacLeod.

Il film sarà di ispirazione a Jim Jarmush per il suo “Ghost Dog – Il codice del samurai“.

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