IL GATTO DAGLI OCCHI DI GIADA

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1 marzo 2014 di cinemadegenere2014

IL GATTO DAGLI OCCHI DI GIADA

IT 1977

Regia: Antonio Bido

Interpreti principali: Corrado Pani, Paola Tedesco, Paolo Malco, Franco Citti

Al suo primo lungometraggio Antonio Bido mette in scena un giallo accattivante che, pur non usando effetti truculenti, trasmette allo spettatore un forte senso di inquietudine.

Paola Tedesco interpreta Mara

Paola Tedesco interpreta Mara

Mara (Paola Tedesco), attrice di cabaret da poco tornata a Roma, fa fermare il taxi sul quale sta viaggiando in prossimità di una farmacia. L’ora è tarda, ma attraverso la porta si vede la luce accesa e la giovane decide di tentare la fortuna. Prova ad entrare, ma dall’interno qualcuno tiene bloccato il battente e le dice di andare via perché il negozio è chiuso. Lei prova ad insistere, ma il presunto farmacista è irremovibile e le intima di andarsene in malo modo. Mara ritorna al taxi che fatica ad avviarsi. La giovane attrice non poteva sapere che a tenere fermo l’uscio della farmacia non era il titolare, bensì l’uomo che aveva appena ucciso il farmacista e che si dilegua silenziosamente mentre la donna gli da le spalle tornando verso la vettura. Mentre il tassista bisticcia con il motorino d’avviamento, una donna esce dal negozio chiamando aiuto. Mara e l’autista accorrono e si trovano davanti il corpo del farmacista sgozzato. L’artista di cabaret non era riuscita a scorgere chi si fosse nascosto dietro la porta, ma l’assassino invece l’aveva vista benissimo e si mette sulle sue tracce. La notte successiva il pazzo entra in casa di Mara intenzionato ad ucciderla, ma l’inaspettato e fortunato intervento del cane dei vicini di casa della giovane, le salva la vita. L’attrice, spaventata decide di trasferirsi da Lukas (Corrado Pani), suo ex fidanzato, al quale confida tutta la vicenda. Lui le consiglia di rivolgersi alla polizia ma la ragazza non vuole; i due cominciano così un’indagine privata.

Corrado Pani è Lukas

Corrado Pani è Lukas

Il giorno successivo Giovanni Bozzi consegna a Lukas, ingegnere del suono, un nastro su cui sono registrate alcune strane telefonate che ha ricevuto negli ultimi giorni. Quella stessa notte l’assassino colpisce ancora e uccide una donna che avevamo visto poco prima in compagnia di Bozzi, che scampa ad un attentato del maniaco nel garage di casa.
A questo punto Mara e Lukas capiscono che le due vittime avevano fatto parte della giuria popolare nel processo che aveva visto condannato Pasquale Ferrante (Franco Citti), da pochi giorni evaso dal carcere. I sospetti sembrano appuntarsi su quest’ultimo, ma Lukas non è convinto e il ritrovamento di un altro cadavere nel teatro dove si esibisce Mara confermano la sua tesi. Bozzi, che si sente braccato dall’assassino, decide di rivelare qualche particolare a Lukas, ma gli dice anche che lo avrebbe fatto solamente a Padova, città presso la quale si sta dirigendo e che ha un legame con tutte le vittime. Lukas sale in macchina e punta verso il Veneto. Nella “città del Santo” l’ingegnere riuscirà a trovare tutti i tasselli per chiarire la vicenda, che, per l’epoca, presenta un finale piuttosto insolito ed originale.
Il film di Bido si può inserire a buon titolo nel filone del “giallo all’italiana”, nonostante si discosti da alcuni degli stilemi tipici del sottogenere. L’assassino ad esempio, non appare mai come una figura guantata e di nero vestita. Del maniaco si vedono solamente alcuni dettagli, le mani all’opera o le gambe durante al fuga. Però nel secondo omicidio il regista rende un omaggio meraviglioso alla famosa figura del killer italiano anni settanta: mentre la vittima si aggira per casa spaventata da alcuni strani rumori, le si para davanti una figura che indossa un cappotto ed un cappello a larghe tese. La vittima trasale e accende la luce per vedere chi sia… scoprendo che si tratta semplicemente del proprio cappotto e del proprio cappello appesi all’appendiabiti. Questa è una delle tante belle trovate registiche che si trovano nel film, diretto con sicurezza e stile. A differenza di altri prodotti coevi “Il gatto dagli occhi di giada” non scade mail nel volgare né nel superfluo. Molto affascinante, poi, la parte girata a Padova, durante la quale si trovano alcuni momenti di grande tensione.
Estremamente efficace la colonna sonora dei Trans-Europa Express che dà il giusto tocco alla vicenda.
Gli interpreti sono tutti bravi e convincenti.
Antonio Bido, oltre a questo film giallo ne ha diretto anche un altro dello stesso genere, “Solamente Nero”, di cui mi occuperò in una scheda apposita.
Buona visione.

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