UNA LUCERTOLA CON LA PELLE DI DONNA

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19 marzo 2014 di cinemadegenere2014

UNA LUCERTOLA DALLA PELLE DI DONNA

IT 1971

Regia: Lucio Fulci

Interpreti principali: Florinda Bolkan, Stanley Baker, Jean Sorel, Anita Strindberg, Silvia Monti

Il taglio onirico voluto dal regista per il film si intuisce fin dalla prima scena. Dopo i titoli di testa, molto efficaci, vediamo Florinda Bolkan correre indossando una pelliccia in un angusto corridoio dalle pareti bianche, affollato da persone nude che le sbarrano il passo. Carol Hammond, il personaggio interpretato dalla Bolkan, riesce ad uscire dalla bolgia e la troviamo sopra un grande letto rosso, il resto dell’ambiente è completamente nero, non si scorge nulla, l’unica cosa che si vede, oltre il talamo sono appunto la signora Hammond e un’altra donna bionda, che amoreggiano in quell’ambiente incubico e nero. La camera stringe su un primo piano del viso della Bolkan e poi si allarga. A questo punto la scena è cambiata, L’attrice si trova in un normale letto, il proprio, e si agita, seguendo il filo del sogno.

Florinda Bolkan, durante uno degli incubi

Florinda Bolkan, durante uno degli incubi

Dopo questo ennesimo sogno Carol chiama il proprio psichiatra e capiamo che la visione cui abbiamo assistito è solamente l’ultima di una lunga serie e che l’altra protagonista è Julia Durer (Anita Strindberg), vicina di casa della Hammond. La serie di incubi continua fino a che la donna non sogna di uccidere, sempre sul letto che già abbiamo visto la Durer. Anche in questo caso Carol contatta lo psichiatra, che ritiene che quest’ultimo incubo sia una visione liberatoria, con la quale la sua assistita sia riuscita a superare l’ossessiva attrazione provata nei confronti della Durer.
Il problema è però che la giovane bionda e disinibita viene uccisa veramente e proprio con la modalità vista dalla Hammond nell’incubo.

Stanley Barker

Stanley Barker

L’ispettore Corvin (Stanley Barker) è incaricato di svolgere le indagini. I suoi sospetti si appuntano, prima sulla Hammond e poi, una volta confutate le sue prime ipotesi, sul marito di lei, Frank (Jean Sorel), l’unico ad avere avuto accesso agli appunti che la moglie prendeva al suo risveglio dagli incubi. Anche questa pista si rivela infondata e l’ispettore deve ricominciare tutto daccapo, cercando qualche lume negli ambienti alternativi frequentati dalla vittima. Intanto anche Carol Hammond conduce una propria indagine privata, che la metterà in pericolo, attirando su di lei le attenzioni di due hippy che nell’incubo hanno assistito all’omicidio.

Jean Sorel è Frank

Jean Sorel è Frank

Le indagini saranno complicate, tutti i personaggi sospettati, fino a che si giungerà alla soluzione.
In questo film Lucio Fulci dà, ancora una volta, dimostrazione di essere un fine narratore. Scava con nelle psicologie dei personaggi e confonde e interseca, con grande perizia, il piano reale con quello onirico. Gli indizi sono tutti davanti agli occhi degli spettatori. Nulla viene celato, tutte le carte utili a risolvere l’enigma sono ben spianate sul tavolo. Il narratore è però bravo a confondere le acque a portare lo spettatore in un labirinto dal quale è difficile uscire senza un aiuto.
Diverse scene sono da antologia. Il sogno ricorrente di Carol , immerso in una scenografia completamente nera, dove si affacciano solamente note di colore, i corpi nudi dei personaggi e i dettagli che il regista vuole mostrare è estremamente efficace e affascinante. Molto inquietante e di effetto la presenza dei due testimoni con le iridi bianche presenti nel momento dell’omicidio.

I due testimoni

I due testimoni

Rispetto agli altri film di FulciUna lucertola con la pelle di donna” non presenta scene particolarmente cruente, eccetto quella in cui si vedono alcuni cani sventrati e attaccati ad alcuni macchinari medici. Per tale inquadratura Carlo Rambaldi, curatore degli effetti speciali, dovette affrontare un processo e dimostrare in un aula di tribunale, come fosse possibile realizzare tale scena senza ferire gli animali.
Le interpretazioni sono tutte molto buone, Florinda Bolkan, disegna con realismo la figura di una donna all’apparenza fragile, ma che riesce ad agire con freddezza e determinazione. Dosa con saggezza e capacità momenti di languore a impeti di forza. Jean Sorel si muove con disinvoltura, conferendo al proprio personaggio il giusto spessore. Una menzione deve essere tributata anche a Stanley Barker che riesce a calarsi nei panni dell’ispettore, senza mai eccedere o cadere nella macchietta.
A mio avviso questo è sicuramente uno dei migliori film del regista romano e, sicuramente, uno dei migliori gialli italiani mai girati.
Consigliatissimo!

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