TUTTI I COLORI DEL BUIO

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28 aprile 2014 di cinemadegenere2014

TUTTI I COLORI DEL BUIO

IT – ES 1972

Regia: Sergio Martino

Interpreti principali: George Hilton, Edwige Fenech, Ivan Rassimov, Susan Scott.

Piccola perla del cinema di genere italiano, questa gradevolissima pellicola è un mirabile esempio di tecnica registica.
La prima scena, che narra il sogno ricorrente della protagonista, Jane Harrison (Edwige Fenech), è ambientata in uno spazio completamente nero, su cui risaltano luci forti e colori chiari e “sparati” degli incarnati e degli abiti dei protagonosti in scena. Su un grande letto bianco è sdraiata una giovane donna che grida nel tentativo di difendersi da un assalitore con strane iridi cerulee. Sopra un lettino ginecologico si trova una scarmigliata e grassa donna che pare incinta e che si passa convulsamente le mani lorde di sangue sul ventre prominente. Intanto fa la prorpia comparsa un terzo personaggio, una vecchia sdentata, abbigliata e truccata come una bambola di altri tempi, che muove le braccia come un automa e pare sospesa come un burattino.

La vecchia sdentata dell'incubo

La vecchia sdentata dell’incubo

Intanto la mano armata di coltello dell’assalitore riesce a colpire la giovane stesa sul letto, la lama affonda nel ventre, il sangue sprizza e la donna giace morta. La sua morte coincide con quella degli altri personaggi. La partoriente giace morta e abbandonata e la vecchia è accartocciata a terra, come un burattino rotto. Il tutto è filmato usando primi piani molto ravvicinati, una camera molto mobile che si sposta, seguendo l’azione, con movimenti fluidi e che si avvicina, per poi allontanarsi dai personaggi. Dopo una bellissima ripresa che parte dall’alto, scende a costeggiare il lettino ginecologico e si ferma sul volto sfigurato della vecchia a terra, a queste immagini oniriche, si sovrappongono quelle, in negativo, della soggettiva di un automobile che percorre una deserta strada di campagnia, sbanda e poi finisce per schiantarsi contro un albero.
Nel momento dell’impatto Jane si sveglia in preda al panico. È sola in casa, la sua agitazione aumenta. Finalmente Richard (George Hilton), arriva a casa. Si avvede che la moglie non ha preso le medicine e gliele somministra. Prese le medicine la donna pare rilassarsi, per poi esplodere in un nuovo eccesso nervoso quando Richard tenta di avvicinarla per fare l’amore. Il marito, preoccupato, tenta di consigliarle di rivolgersi ad una persona che conosce e che, secondo lui, potrebbe aiutarla. Jane non lo ascolta e si affida, invece alle cure di sua sorella Barbara (Susan Scott), che le fissa un appuntamento dallo psichiatra presso cui lavora.
Jane raggiunge lo studio del medico e nella sala di attesa scorge l’uomo dagli occhi cerulei che aveva visto in sogno. In preda all’agitazione entra nel gabinetto del dottor Burton e gli racconta la sua storia, di come sia stata traumatizzata dall’aver assistito, in tenera età all’uccisione della madre e come, a causa di un incidente stradale, abbia da poco dovuto abortire. Inoltre rivela al dottore di aver visto il personaggio del suo sogno nella sala di attesa. Sulle prime il medico non le crede, ma, quando le parole della paziente saranno confermate dalla sorella, che confema di aver visto un altro uomo nella sala di attesa l’anziano dottore non può che fare a meno di crede a Jane.

Edwige Fenech è Jane

Edwige Fenech è Jane

Da quel momento Jane vedrà ovunque l’omicida del suo sogno e precipiterà in un vortice di tensione che la porterà a dubitare di essere ancora in grado di saper discernere la realtà dalla finzione. La situazione sarà peggiorata ulteriormente dall’incontro con Mary (Marina Malfatti), una nuova vicina di casa con la quale si confida e che le consiglia di partecipare ad un rito esoterico per riuscire a superare i problemi. Durante il sabba, officiato da un misterioso individuo, la giovane assume droghe e i suoi problemi a discernere la relatà dalla finzione diventano ancora più acuti. Durante la seconda cerimonia a cui partecipa Jane, sotto l’influsso delle droghe e del carisma del “maestro“, uccide Mary. Intanto le visite dell’assalitore onirico si fanno sempre più frequenti e l’equilibrio mentale della giovane sempre più precario. Dopo numerosi colpi di scena ed aver superato dolorose prove, la giovane riuscirà a scoprire l’identità del misterioso assalitore, quali siano i suoi legami con la setta cui l’aveva avvicinata Mary e perchè la sua vita sia in pericolo.

Il maestro che officia il sabba

Il maestro che officia il sabba

Il punto di forza del film, come ho già accennato, è la grande capacità registica dimostrata da Sergio Martino nel girare. Di grandissimo pregio sono soprattutto le tante sequenze oniriche presenti nel film. In particolar modo, oltre a quella iniziale, già analizzata, quelle dei sabba, cui partecipa Jane. Durante questi momenti la regia è sincopata, le immagini si inseguono veloci, i movimenti tagliati e le inquadrature, sempre molto strette, danno molto risalto al senso di claustrofobia e ossessione provato dalla protagonista. Efficacissimo è, inoltre, il modo in cui viene rappresentata l’entrata in scena e la sempre maggiore presenza dell’assalitore nella vita di Jane.

Il misterioso assalitore

Il misterioso assalitore

All’inizio del film si vede solo per pochi istanti e rimane sempre a distanza dalla vittima, con il passare del tempo le si avvicina sempre più, tenta di ucciderla, ma la regia di Martino è talmente sapiente da creare sempre il dubbio nello spettatore circa il fatto che quelle aggressioni siano effettivamente reali o siano solamente il frutto della morbosa immaginazione di Jane. Durante una delle aggressioni il regista utitlizza un espediente registico secondo me estremamente efficace: usando una soggettiva di Jane reitera per diverse volte il movimento del braccio dell’assassino che tenta di colpirla con un coltello.
La tensione è mantenuta sempre su livelli elevati ed il sapiente dosaggio di indizi e rivelazione mantiene sempre molto elevata l’attenzione e la curiosità dello spettatore.
In definitiva: un ottimo film!
Consigliatissimo!

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