LA CODA DELLO SCORPIONE

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11 maggio 2014 di cinemadegenere2014

LA CODA DELLO SCORPIONE

IT – 1971

Regia: Sergio Martino

Interpreti principali: George Hilton, Anita Strindberg, Luigi Pistilli, Evelyn Stewart.

In questo film il regista continua una ideale quadrilogia cominciata con “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” e che si concluderà l’anno successivo con “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave“. Anche in questa pellicola, come nelle altre due del ciclo analizzate nelle precedenti schede, il regista incentra il mistero su aspetti problematici della vita di coppia.

La signora Baumer

La signora Baumer

La vicenda prende il via con la morte di Kurt Baumer, a causa dell’esplosione dell’aereo su cui stava viaggiando per lavoro. Al momento della morte del coniuge la signora Baumer (Evelyn Stewart) si stava intrattenendo con un giovane amante. Il defunto aveva stipulato una polizza assicurativa sulla vita e la novella vedova viene avvertita di ciò dalla compagnia di assicurazioni che, dato il cospicuo capitale assicurato, un milione di dollari, decide di affidarsi ai servigi all’investigatore Peter Lynch (George Hilton), per capire se la signora Baumer possa essere in quache modo coinvolta nella morte del coniuge. La vedova vola lascia Londra alla volta di Atene, città nella quale il defunto marito aveva la maggiorparte dei propri interessi finanziari e dove era stata stipulata l’assicurazione sulla vita.
Nella città ellenica La signora Baumer viene avvicinata da due tipi poco raccomandabili, Sharif (Luis Barboo) e Lara Florakis (Janine Reynaud) che con le minacce vogliono costringere la vedova a cedergli parte del capitale della polizza. Lara infatti era stata l’amante di Kurt Baumer e sostiene che sia stata la signora Baumer ad uccidere il marito poichè questi aveva intensione di cambiare il beneficiario della polizza, proprio a favore di Lara. Le minacce si fanno sempre più esplicite e sarà solo il provvidenziale intervento di Peter a salvare la donna.

Lara Florakis

Lara Florakis

L’investigatore coglie l’occasione per interrogare la Baumer che si mostra, però, abbastanza reticente. Il giorno seguente la donna si reca presso la filiale della compagnia assicurativa per riscuotere il capitale lasciatole dal marito. Ritira l’ingente somma in contanti e torna in albergo. Qui la sorprende un figuro vestito di nero che la uccide e trafuga il denaro.
A trovare il cadavere è lo stesso Peter che, insospettito dal lungo ritardo della Baumer, con la quale aveva un appuntamento, chiede al per sonale dell’hotel di aprire la camera della donna. Le indagini sono coordinate dal commissario Stavros, un sempre efficace Luigi Pistilli, al quale si affianca Jhon Stanley (Alberto de Mendoza), funzionario dell’Interpol. A seguito dell’omicidio della Baumer Peter conosce Cleo Dupont (Anita Strindberg), giornalista francese incaricata di seguire la storia di cronaca. Tra i due nasce una relazione sentimenale e insieme tentano di mettere insieme i pezzi per risolvere il mistero della morte dei coniugi Baumer. Quelle due morti, però, sono solamente l’inizio di una lunga scia di sangue che vedrà morire molte delle persone che sono state vicine alla famiglia Baumer. Il mistero si complicherà sempre più, fino ad arrivare ad una inaspettata soluzione.

Il cadavere della signora Baumer

Il cadavere della signora Baumer

La regia di questo film è pulita ed efficace, un poco più convenzionale rispetto ad altre prove dello stesso autore, che presenta però alcuni lampi di grande efficacia. Trovo, ad esempio, molto efficace l’inquadratura utilizzata per narrare uno dei colloqui tra Stavross, Peter e Stanley: la machina da presa inquadra i personaggi dal soffitto e oscilla li mostra, alternativamente, seguendo un bel movimento a pendolo.

Peter, interpretato da George Hilton

Peter, interpretato da George Hilton

Il titolo si inserisce nel filone, esploso proprio nel 1971, zoologico del giallo italiano. Questo film, però, pur presentando diversi aspetti tipici del giallo nostrano, presenta anche diversi aspetti che lo avvicinano maggiormente al thriller internazionale, piuttosto che a quello tipicamente italiano. L’assassino uccide per freddo calcolo personale, mentre nel tipico giallo italiano il movente del killer è quasi sempre da ricercarsi in una qualche forma di patologia mentale. La figura stessa dell’omicida riprende in parte l’iconografia classica dell’assassino del giallo italiano, discostandosene, però, per diversi aspetti. Il killer non è sempre vestito nello stesso modo e, almeno in una occasione, rinuncia al classico impermeabile nero, a favore di una sorta di muta da sub. Molto particolare e suggestiva è anche l’ambientazione: l’azione si svolge prevalentemene ad Atene e in alcune zone costiere della Grecia. Anche questo aspetto è in contrasto con i tipici stilemi del giallo italiano. In questo genere cinetaografico, infatti, le ambientazione erano, solitamente, molto anonime. Anche quando l’azione si svolgeva in città famose, i registi cercavano sempre di non utilizzare per il film gli aspetti “da cartolina”, dei luoghi in cui effettuavano le riprese.

Anita Strindberg è Cleo

Anita Strindberg è Cleo

Il ritmo della narrazione è buono e gli interpreti danno buone prove d’attore, in particolar modo Pistilli e la Strindberg. Gli omicidi sono narrati con dovizia di particolari e, in particolare quello di Lara, filmati con grande maestria. In questa scena, infatti, viene utilizzato con grande efficacia un effetto di rallentamento.
L’aspetto più debole della pellicola è sicuramente la colonna sonora, lenta e trasognata, che non riesce, se non in pochi momenti, ad aggiungere incisività alla narazzione.

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