IL TUO VIZIO E’ UNA STANZA CHIUSA E SOLO IO NE HO LA CHIAVE

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2 giugno 2014 di cinemadegenere2014

IL TUO VIZIO E’ UNA STANZA CHIUSA E SOLO IO NE HO LA CHIAVE

IT – 1972

Regia: Sergio Martino

Interpreti principali: Edwige Fenech, Luigi Pistilli, Anita Strindberg, Enrica Bonaccorti, Franco Nebbia, Ivan Rassimov.

Questa pellicola, quarto thriller consecutivo per il camaleontico regista romano, indaga ancora i recessi malati della vita di coppia. La trama del film prende ispirazione dal racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe, la storia originale dello scrittore di Baltimora, viene, però, modificata e ampliata inserendo personaggi e situazioni assolutamente nuovi ed originali, anche in confronto con la sterminata serie di pellicole che hanno preso ispirazione dalla medesima novella.

Oliviero (Luigi Pistilli), stordito dall'alcol

Oliviero (Luigi Pistilli), stordito dall’alcol

Oliviero Rovigny (Luigi Pistilli) è uno scrittore ormai al tramonto che passa le proprie giornate nella decadente villa di famiglia, stordendosi con l’alcol, dando rumorose e sguaiate feste e angariando la moglie, Irene, interpretata da una efficacissima Anita Strindberg. I pochi momenti di gioia gli vengono donati dal suo gatto nero, Satana, del quale si occupa amorevolmente dopo la morte dell’amata madre, prima proprietaria della bestiola che, come il proprio padrone, dimostra invece aperta ostilità nei confronti di Irene.

Anita Strindberg è Irene

Anita Strindberg è Irene

Durante uno di questi festini, al quale partecipano i varipiopinti ed etilici ospiti di un campeggio vicino alla villa, Oliviero umilia terribilmente Irene costringendola  a bere tutti i fondi dei bicchieri dei presenti versati in un unico nauseante beverone all’interno di una fioriera. Irene, scossa e amareggiata si rifugia, in lacrime, nelle sue stanze. Tolta di torno la moglie il padrone di casa si lancia in avances piuttosto spinte nei confronti della cameriera di colore. A festa finita Irene trona dal marito, sdraiato sul divano della sala in compagnia della camerira, indossando un antico abito della mamma di Oliviero. Questi aveva sempre avuto un rapporto morboso con la defunta genitrice e, vedendo la moglie abbigliata in quel modo, si lancia verso di lei colpendola, insultandola e tentando di costringerla ad avere un rapporto sessuale.

Irene con addosso il vestito della mamma di oliviero

Irene con addosso il vestito della mamma di oliviero

Il mattino dopo i due, all’apparenza un poco riappacificati, escono insieme per fare alcune compere. Il marito si reca in una libreria presso la quale lavora una sua ex studentessa con la quale ha intrecciato una relazione. Questa lo invita a vedersi quella stessa sera alla stessa ora e nello stesso luogo dei loro precedenti abboccamenti.
All’ora stabilita lo scrittore lascia la moglie a casa, congedandosi con i soliti modi bruschi. Intanto la ragazza raggiunge il luogo dell’appuntamento e trova ad aspettarla un figuro vestito di nero che la aggredisce e le taglia la gola con un falcetto.
La mattina dopo la polizia si presenta presso la casa dei Rovigny, il commissario Farla (Franco Nebbia), ha saputo che il padrone di casa aveva una relazione con l’uccisa e vuole interrogarlo poiché quello potrebbe essere un movente. Oliviero inventa un alibi per la notte precedente, che la moglie, colta di sorpresa, conferma.

Il commissario Farla interroga i Rovigny

Il commissario Farla interroga i Rovigny

Quella stessa notte la cameriera di colore di casa Rovigny, svegliata da alcuni strani rumori, lascia la sua camera. Percorre alcune stanze e, vedendo una porta che sbatte a causa del vento, si calma credendo che sia stato quel rumore a svegliarla. Inoltre trova abbandonato per terra il vestito che fu della madre di Oliviero. Non resiste alla tentazione e lo indossa. A quel punto un uomo vestitito di nero appare alle sue spalle e la colpisce, aprendole una enorme ferita sul torace con un falcetto uguale a quello usato dall’assassino della prima vittima. La donna ferita tenta di scappare e le sue urla attirano Irene che fa appena in tempo a ad andare incontro alla camerira prima di vederla cadere morta. La signora Rovigny è preda di una crisi isterica e Oliviero fatica a calmarla. Lei vorrebbe chiamare la polizia, mentre il marito, già sospettato per il

Oliviero chino sul corpo della cameriera

Oliviero chino sul corpo della cameriera

precedente delitto, la convince a non chiamare nessuno e a murare il povero corpo in cantina. La tragedia e il pericolo incrementano ancora di più la tensione tra i due coniugi, che avranno un altro grattacapo qando, la mattina seguente, riceveranno un telegramma da parte della nipote di Oliviero, Floriana (Edwige Fenech), che annuncia ai due che i sta recando presso la loro villa per un periodo di vacanza.
La tensione tra i due coniugi crescerà sempre più, fomentata anche dall’arrivo della giovane che li sedurrà entrambi e inizierà un pericoloso doppio gioco tra i due personaggi in lotta che si concluderà solamente nel finale del film, quando tutte le trame e gli odii covati per anni nell’ambito della vita familiare saranno svelati allo spettatore.

Floriana, interpretata da Edwige Fenech, a sinistra, sulla destra Irene, e di, spalle sullo sfondo, Oliviero

Floriana, interpretata da Edwige Fenech, a sinistra, sulla destra Irene, e di, spalle sullo sfondo, Oliviero

Il film è molto gradevole e girato con la consueta cura da Sergio Martino. I personaggi sono ben delineati e le prove degli attori sono tutte convincenti. Pistilli delinea con grande capacità la personalità di un alcolizzato violento e misogino e, d’altro canto, Anita Strindberg dipinge con grande professionalità e realismo il ruolo di vittima degli abusi del marito. Anche Edwige Fenech da una buona prova d’attrice, conferendo la giusta personalità al proprio personaggio, molto differente dai ruoli avuti negli altri due thriller del medesimo regista cui aveva partecipato. Se, infatti, in “Tutti i colori del buio” e in “Lo strano vizio della signora Wardh“, interpreta il ruolo di donna fragile e vittima delle circostanze, in questo film è, invece, una ragazza decisa e scaltra che tenta in ogni modo di avere il proprio tornaconto personale. Piccola parte anche per l’altro sodale di questo periodo artistico di Sergio Martino, Ivan Rassimov, che interpreta con la solita efficacia il proprio ruolo.

Ivan Rassimov

Ivan Rassimov

Come dicevo all’inizio, in questa pellicola il regista romano analizza con spietatezza alcuni meccanismi morbosi che si instaurano nelle coppie e getta uno sguardo gelido sui meandri di ferocia e sadismo che possono raggiungere nei confronti, l’una dell’altra, le persone che maggiormente dovrebbero amarsi. Per tutta la durata del film i Rovigny si perseguitano, mettendo in scena uno spettacolo crudele, che non risparmia neanche glia nimali. Il gatto Satana, infatti viene usato come “arma” da Oliviero e come vittima da Irene, che in un attimo di disperazione estrema arriva a ferirlo.

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