ROB ZOMBIE E I REMAKE PARTE 1: LE ORIGINI DI UN REGISTA

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17 agosto 2014 di cinemadegenere2014

Da diversi anni, ormai, la carenza di idee tra produttori e sceneggiatori ha fatto in modo che molti dei titoli che passano per le sale di proiezione siano remake di successi passati. Questa epidemia di “doppioni” non ha lasciato indenne il cinema “degenere”; anzi, quello che è sempre stato un genere in cui si testavano nuove idee e nuovi modelli registici, l’horror, ha visto una vera e propria esplosione di rivisitazioni di vecchie glorie. Tutte le pellicole più famose, da “Non aprite quella porta”, passando per “Halloween” e arrivando fino a “La Casa” e “Carrie – Lo sguardo di Satana”, sono state riportate sugli schermi con risultati alterni. Di solito il remake non mi convince molto, anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di mere operazioni commerciali che hanno come scopo quello di fare incassi facili usando titoli già famosi e di successo. Le vecchie pellicole non sono reinterpretate, la vicenda non è narrata sotto un nuovo punto di vista, si cerca solamente di fare squallide operazioni di copertina, “svecchiando” lo stile degli originali, utilizzando effetti speciali più moderni e un linguaggio e uno stile registico più al passo coi tempi. Purtroppo molto spesso i produttori non riescono a raggiungere neanche questo obiettivo, poiché gli originali sono stati girati con tale bravura e modernità che il vecchio film pare più attuale del suo fratellino giovane.

Un'immagine del remake di "La Casa", classico di Sam Raimi

Un’immagine del remake di “La Casa”, classico di Sam Raimi

In questo “marae magnum” di inutili operazioni cinematografiche spicca un autore, Rob Zombie, che, pur essendosi dedicato quasi esclusivamente al remake, ha sviluppato uno stile originale e di altissimo livello. I vecchi film, soprattutto degli anni settanta, sono usati per creare nuove pellicole personali, che mostrano la “vecchia storia” da punti di vista nuovi.
La prima fatica cinematografica del, fino a quel momento musicista, è stata “La casa dei 1000 corpi”. Il film è un remake del classico del new horror americano, “Non aprite quella porta”. La vicenda è fondamentalmente la stessa, un gruppo di ragazzi che sta viaggiando attraverso gli Stati Uniti si ritrova nelle grinfie di un’allegra famigliola di assassini che si diverte a torturare, uccidere, impagliare e, talvolta, mangiare le ignare vittime che capitano loro tra le mani. Come dicevo prima la trama principale è tratta da “Non aprite quella porta”, ma vi sono alcune piccole differenze: nel film originale il gruppo di ragazzi si trova nella zona in cui andrà incontro al proprio tragico destino poiché sta cercando la vecchia casa del nonno, mentre nella pellicola di Zombie i giovani si trovano in viaggio attraverso l’america alla ricerca di leggende e storie misteriose. In “La casa dei 1000 corpi” è proprio la loro curiosità per le storie insolite che sarà la causa della loro disgrazia. I ragazzi infatti capitano nella stazione di servizio di Capitan Spaulding che, oltre che essere benzinaio, ha, annesso al distributore, un piccolo

Sid Haig da il viso a Capitan Spaulding

Sid Haig da il viso a Capitan Spaulding

museo degli orrori. Sarà proprio lui che, parlandogli del malefico Doctor Satan (chiaro riferimento al “Diabolico Dottor Satana” di franchiana memoria) e indirizzandoli verso l’albero al quale il losco figuro sarebbe stato impiccato, li porta tra le fauci dei loro carnefici. Nel film originale invece non vi è traccia di alcun museo degli orrori. Inoltre, mentre nel film del 1974 il protagonista assoluto è Leatherface e la sua famiglia si palesa solamente verso il finale, nell’opera di Rob Zombie la famiglia “Firefly” è presente e al gran completo sin dall’inizio. Come dicevo il regista e musicista con il cognome d’arte più horror di sempre dirige la propria opera prima con grande bravura e, pur prendendo ispirazione da una vecchia gloria del cinema horror, riesce a mettere in scena un film originale e personale. Alcune scene sono girate con grande maestria: da notarsi soprattutto il ralenti con camera in allontanamento dalla scena che narra l’uccisione del vicesceriffo. Oppure la corsa per i cunicoli strabordanti cadaveri e parti di corpi umani. Fin da questa sua prima regia il regista/musicista dimostra di avere molto a cuore l’iconografia dei suoi personaggi. Zombie infatti crea alcune maschere molto efficaci, a partire da Capitan Spalding, fino ad arrivare al Doctor Satan. Inoltre parte del film è girata con filtri blu o rossi, effetto che conferisce un aspetto ancora più sinistro alla messa in scena.

Una delle povere vittime della famiglia Firefly. Altra dimostrazione di grande attenzione, da parte del regista, per la messa in scena.

Una delle povere vittime della famiglia Firefly. Altra dimostrazione di grande attenzione, da parte del regista, per la messa in scena.

Se la carriera di Rob Zombie si fosse fermata a questo film si sarebbe potuto pensare che l’originalità della pellicola avesse potuto essere figlia unicamente del caso. Così però non è, e viene dimostrato, a mio modesterrimo avviso, con la seconda pellicola del regista: “La casa del diavolo” storpiatura italiana del ben più efficace e calzante “The devil’s rejects”. Questo è il sequel del primo film e prende spunto da “Non aprite quella porta – parte seconda”. In questa pellicola il regista ribalta completamente le atmosfere e le situazioni del primo film. Se, infatti, ne “La casa dei mille corpi” l’azione si svolge prevalentemente all’interno di casa Firefly, il secondo capitolo è un road movie che narra la fuga di Otis, Baby e Capitan Spaulding per le assolate strade del Texas. All’inizio del secondo film, infatti si assiste all’assalto, da parte di un nutrito

Lo sceriffo Widell

Lo sceriffo Widell

gruppo di poliziotti guidati dallo sceriffo John Quincy Widell, fratello del tenente George Widell, ucciso dai Firefly nel primo capitolo. Le forze dell’ordine riescono a fare irruzione nella casa, uccidendo Rufus e prendendo prigioniera mamma Firefly. Otis e Baby riescono a fuggire, contattano Spaulding e, tutti e tre insieme iniziano la fuga. In questa pellicola l’unico punto di contatto che la lega al film che l’ha ispirata è la figura dello sceriffo che vuole in ogni modo vendicarsi della famiglia assassina. La trama è completamente diversa lo sceriffo Widell, infatti, vuole vendicare la morte del fratello, mentre nell’originale di Hooper, lo sceriffo William “Lefty” Hardesty Enright è lo zio di due dei ragazzi uccisi da faccia di pelle nel capitolo precedente. Una sorta di omaggio al cinema di Hooper è la maschera che Otis ricava dalla pelle del volto di una delle vittime.

I tre fuggiaschi

I tre fuggiaschi

La casa del diavolo” non è un vero e proprio horror, come ho già accennato è un collage di diversi generi, sente infatti influenze del road movie, del western violento e, per alcune scene particolarmente truci, dello splatter. In questa seconda pellicola lo stile del regista è ancora più ricercato che nel precedente. Alcune scene sono costruite con grande capacità e i passaggi da una scena all’altra sono sempre particolari, alle volte l’ultimo fotogramma si blocca e quello successivo viene introdotto da una cartolina, oppure la camera stacca su un dettaglio e riprende su un altro che pare consequenziale a quanto successo prima, nonostante, invece, si tratti di qualcosa di completamente diverso.
I due film di cui vi ho parlato sono remake non dichiarati e sicuramente molto originali. “La casa del diavolo” non può nemmeno essere considerato un remake se non per l’elemento della vendetta dello sceriffo e dimostrano l’originalità di Rob Zombie e, soprattutto, la sua capacità di utilizzare temi classici dell’horror e riadattarli in una sua personalissima visione.
Il cinema di Zombie, specie i suoi primi lavori, è ribaldo, chiassoso e mette in mostra personaggi sempre al limite. I dialoghi sono sboccati e i personaggi sono “brutti, sporchi e cattivi”.
Dopo questi due film Zombie si è dedicato alla realizzazione di due veri e propri remake: “Halloween – the beginning” e “Halloween II”. Vi parlerò di queste due pellicole nella prossima puntata!

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