AL CALARE DELLE TENEBRE

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24 agosto 2014 di cinemadegenere2014

AL CALARE DELLE TENEBRE

USA – ASTR: 2003

Regia: Jonathan Liebesman

Interpreti principali: Emma Caulfield, Chaney Klei, Lee Cormie, Grant Piro

Il film si apre con una bella sequenza nella quale una voce fuori campo narra, sullo sfondo di alcune vecchie fotografie seppiate, come all’inizio del Novecento vivesse nella cittadina di Darkness Falls una brava vecchina che tanto amava i bambini e che usava dare ai piccoli un soldino per ogni dentino perso. La signora, però, fu vittima di un grave

La vecchina Matilda Dixon

La vecchina Matilda Dixon

incidente, la sua casa bruciò in un incendio e la donna rimase orribilmente deturpata dalla fiamme. Vergognandosi di far vedere il proprio volto martoriato lo coprì con una maschera di ceramica e prese l’abitudine di uscire di casa solamente dopo il tramonto. Il nuovo aspetto e gli strani comportamenti, contribuiscono a far si che i concittadini cominciano a non fidarsi più di lei e infatti il giorno in cui spariscono due bambini tutti puntano il dito sulla vecchietta e non esitano ad impiccarla. Prima di morire la donna lancia una maledizione sulla città, dicendo che da quel momento in avanti ciò che prima aveva ricevuto con amore lo avrebbe preso per vendetta. Ovvio riferimento ai dentini da latte che prima i bimbi della città le regalavano per avere il soldino. Mentre la voce fuoricampo narra questa storia le foto dei bambini, prima sempre sorridenti, cominciano ad essere un poco più cupe e, dal momento in cui si narra l’episodio dell’incendio, cominciano a bruciare.
Dopo i titolo di coda la narrazione si sposta a giorni più recenti. Kyle, quello che dovrebbe essere un ragazzino di dieci undici anni, dico così perché l’attore usato per interpretare il bambino è un quarto di bove che come minimo avrà sedici anni, perde l’ultimo dente deciduo. Tornato a casa lo mette sotto il cuscino. Prima di coricarsi riceve la visita di un’amica, Caitlin, per la quale prova un affetto un po’ speciale, che, saputo che Kyle ha perso l’ultimo dente da latte, gli raccomanda di metterlo sotto il cuscino e di tenere gli occhi chiusi per non vedere la fatina dei denti quando verrà nella sua stanza. Il ragazzino però ha paura del buio e quando inizia a sentire strani rumori nella sua stanza si tira il lenzuolo fin sopra la testa e prende la sua fida torcia. Per un po’ riesce a resistere sotto la coperta, ma quando i rumori si fanno troppo sinistri tira fuori la testa. Ciò che vede lo fa urlare di terrore. La madre, risvegliata dalle grida, si precipita in camera. Il figlio le racconta cosa ha visto, lei non gli crede, ma pochi secondi dopo viene afferrata da una strana creatura volante. Kyle si rifugia in bagno, dove lascia la luce accesa. Questa è la sua salvezza, poiché la luce è l’unica cosa che riesce a tenere lontana la creatura. Una volta trovato il cadavere della madre le autorità credono che l’autore del delitto sia stato Kyle. Inizia per lui un lungo pellegrinaggio attraverso case di cura psichiatriche.
L’azione subisce un nuovo salto temporale. Passano dodici anni, Kyle è diventato

Kyle adulto

Kyle adulto

adulto, anche in questo caso l’attore è decisamente più adulto del personaggio che interpreta, ma ormai in questo film ci siamo abituati a questa particolarità anagrafica, e sta tentando di rimettere insieme i pezzi della propria vita approfittando del valido aiuto di una nutrita schiera di psicofarmaci. Una mattina però il telefono lo strappa alla quotidianità. Dall’altra parte del filo c’è Caitlin, la sua fidanzatina d’infanzia che lo prega di tornare a Darkness Falls per aiutare il suo fratellino, che sembra affetto dallo stesso tipo di viscerale paura del buio che attanaglia Kyle. In questo dialogo telefonico c’è una delle migliori battute del film, quando Caitlin chiede al ragazzo come abbia fatto a superare le sue paure lui risponde, con disarmante sincerità, di non esserci ancora riuscito. Nonostante il dissidio interiore Kyle si reca presso l’ospedale della sua città natale e, dopo un breve dialogo con il bambino, capisce che anche lui è una vittima della bizzosa “fatina dei denti” locale.
Il ritorno di Kyle crea un discreto scompiglio nella comunità cittadina, poiché i più credono che sia stato davvero lui ad aver ucciso la madre dodici anni prima. Inizia così una lunga serie di perizie e di morti e la situazione viene complicata ulteriormente da un black out generale che colpisce l’intera cittadina, lasciando i nostri eroi in balia della “fatina dei denti” che, come già accennato, teme unicamente la luce. Kyle e gli altri dovranno attingere a tutte le proprie risorse per salvare la pelle.

Kyle, Caitlin e Mark tentano di salvarsi da Matilda Dixon

Kyle, Caitlin e Mark tentano di salvarsi da Matilda Dixon

Il film è girato con buon ritmo, anche se la regia è piuttosto convenzionale e didascalica. Non vi sono inquadrature di particolare interesse e tutto procede su binari consueti. Il regista riesce comunque a imbastire uno spettacolo piuttosto godibile, i cui elementi migliori sono appunto il ritmo e la capacità nel dosare la tensione.
Di buon impatto anche la figura del “cattivo”: il mostro è ben costruito e la maschera di porcellana gli conferisce un discreto fascino. E’ utilizzato con intelligenza, all’inizio della pellicola, infatti, viene mostrato solamente a sprazzi e in passaggi veloci, per essere svelato piano piano durante il prosieguo della vicenda.

Matilda Dixon e la sua maschera

Matilda Dixon e la sua maschera

La messa in scena è tipicamente americana, molto spettacolare e con un alto tasso di azione, vetri infranti, pistolettate e cadute da altezze vertiginose. Talvolta i cineasti del “nuovo mondo” tralasciano l’atmosfera per giocare sul terreno facile della spettacolarità.
Le musiche sono funzionali alla storia ma niente affatto trascendentali né, tanto meno, originali.
Tutto considerato il film è comunque un discreto passatempo per un pomeriggio estivo, un giocattolino abbastanza divertente che, però, sotto la patina accattivante non presenta molti aspetti originali, se non quello di mostrare da un punto di vista inconsueto una figura, quella della “fatina dei denti” (dalle mie parti è il “topino dei denti”), cara a tutti i bambini. Divertente il sottofinale.
Buona visione.

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