MANIAC SECONDO ALEXANDRE AJA

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3 gennaio 2015 di cinemadegenere2014

MANIAC
FR-USA 2012
Regia: Franck Khalfoun
Interpreti principali: Elijah Wood, America Olivo, Nora Arnezeder

Poco tempo fa ho recensito lo sfolgorante esordio alla regia di William Lustig: “Maniac”; ora analizzo il remake che ne è stato fatto nel 2012. La nuova versione del film è stata prodotta dal francese Alexandre Aja, insieme a Lustig stesso. Aja ha anche scritto la sceneggiatura insieme al fedele compagno di scorribande cinematografiche Gregory Levasseur. Il regista-produttore francese ha coinvolto in questo progetto anche un suo altro collaboratore storico, il montatore Baxter. Questo ha fatto si che anche se Aja non ha diretto personalmente la pellicola, il film risenta molto delle sua influenza.

Eliijah Wood è Frank Zito

Eliijah Wood è Frank Zito

Come ho già detto in altre recensioni io non sono un particolare amante dei remake, credo, infatti, che gli stimoli che hanno portato allo sviluppo di un film, il gusto dei tempi in cui è stato partorito, le idee che ne hanno motivato la nascita e il gruppo di professionisti che hanno partecipato alla prima realizzazione non possa essere ripetibile e che, soprattutto, le idee non debbano essere cannibalizzate. Detto questo devo ammettere che questa nova versione di “Maniac” è estremamente interessante.
Il “nuovo” film è un pregiatissimo esercizio di stile e la superba regia si intuisce fin dalla prima scena. La pellicola si apre con una ripresa fissa, effettuata dall’abitacolo di una vettura, che inquadra due amiche appena uscite da un locale notturno. Lo specchietto retrovisore interno riflette il viso del guidatore e si capisce che il suo sguardo è sempre puntato sulle due ragazze. Dopo essersi salutate le due amiche si separano. Una prende un taxi, mentre l’altra dice di voler attendere ancora qualche minuto. La giovane rimasta si accorge della presenza del misterioso automobilista che la tiene d’occhio e comincia a camminare. Pochi istanti dopo la vettura dalla quale è effettuata la ripresa si mette in moto e segue la ragazza. Questa si accorge di essere seguita e si mette a correre, nel tentativo di fuggire. Dopo un po’ il conducente perde di vista la persona che stava seguendo, dice però a se stesso di sapere dove abiti la ragazza. assistiamo quindi ad un lungo giro per le strade di Los Angeles fino a che non vediamo la ragazza di prima entrare in un palazzo. La macchina da presa la segue, i movimenti sono molto particolari, oscilla e, quando incontra qualcuno si nasconde, andando ad inquadrare porzioni di spazio assolutamente ininfluenti da un punto di vista scenico. A questo punto qualche dubbio inizia a sorgere nella mente dello spettatore. Dubbio prontamente fugato nel momento in cui la ragazza giunge davanti alla porta della propria abitazione: un braccio armato di coltello si protende dalla macchina da presa e conficca la lama nella gola della giovane donna che muore dissanguata. Dopo aver estratto il pugnale l’assassino incide profondamente la fronte della vittima e le rimuove lo scalpo. Partono i titoli di testa.

Una delle vittime di Frank

Una delle vittime di Frank

Questa prima scena è un piccolo gioiello, la lunga soggettiva è molto efficace; a quel punto del film, però, lo spettatore non sa che si tratta solamente di un antipasto. Il bravo regista francese, infatti, ha avuto la brillante e originale idea di dirigere tutto il film in soggettiva. Lo svolgimento di tutta la vicenda è vista attraverso gli occhi di Frank Zito, interpretato da Elijah Wood, che mostra il suo volto agli spettatori unicamente quando si

Frank in compagnia di uno dei suoi manichini

Frank in compagnia di uno dei suoi manichini

guarda allo specchio. Frank Zito, nella versione originale interpretato da Frank Spinnell, è un giovane molto disturbato che si aggira per Los Angeles, nel caso della pellicola del 2012, a caccia di donne da uccidere e a cui strappare lo scalpo per vendicarsi delle angherie subite dalla madre ( interpretata da America Olivo) quando era ancora un bambino. Nella versine di Khalfoun la madre di Frank ha un volto e non è unicamente un’entità che aleggia plumbea sulla mente disturbata del killer. Le scene in cui si palesa la signora Zito sono le uniche nelle quali vediamo il figlio non riflesso in uno specchio, però si tratta dell’immagine di Frank quando era bambino e si sentiva trascurato dalla madre che preferiva intrattenersi con bellimbusti impomatati, piuttosto che occuparsi del figlioletto. I ricordi della donna riaffiorano nella mente di Frank quando è preda di crisi nervose e rivive, come in un sogno ad occhi aperti, alcuni episodi della sua infanzia. Non è chiaro, però se quanto vede Frank siano scene effettivamente accadute o se non si tratti, piuttosto, di proiezioni della sua mente malata e possessiva. I suoi disturbi, infatti, lo spingono a strappare gli scalpi delle proprie vittime per poterli attaccare alle teste dei numerosi manichini di donne che tiene in casa. Contrariamente a quanto avviene nella versione del film girata da Lustig in quella del 2012 Frank ha un buon motivo per tenere in casa i manichini: il giovane psicopatico ha ereditato un laboratorio di restauro di manichini antichi.

Anna scorge il negozio di Frank

Anna scorge il negozio di Frank

Un mattino Frank fa la conoscenza di Anna (Nora Arnezeder), una giovane fotografa francese, che ha scorto per caso la vetrina del laboratorio di Frank e ne è rimasta affascinata poiché sta allestendo una mostra di sue fotografie che ritraggono unicamente manichini. Frank le fa visitare il laboratorio e le promette di prestarle alcuni dei suoi manichini per allestire la sala della mostra. I due cominciano a frequentarsi e il maniaco sviluppa un sentimento simile all’affetto nei confronti di Anna. Sarà per lui un duro colpo scoprire che la fotografa è già fidanzata. Questa nuova scossa mina nel profondo il già precario equilibrio di Frank che precipita in una spirale di follia distruttiva.

Frank nel laboratorio

Frank nel laboratorio

La realizzazione del film è molto curata, la fotografia è limpida e violenta, adatta a narrare un inferno urbano come quello in cui si svolge la vicenda di Frank Zito. La messa in scena degli omicidi è molto efficace, disturbante e realistica. Il regista non cade mai nelle baracconate tipiche del torture porn. Non mancano poi alcune piccole perle: la mia preferita è quella in cui il riflesso dell’assassino sulla portiera di una vettura riproduce fedelmente la prima locandina del film.

A mio avviso è molto interessante anche la scelta di aver scritturato Elijah Wood per il ruolo di Frank Zito. Il giovane attore con il suo viso efebico ha conferito al personaggio interpretato uno spessore particolare e inconsueto. Nonostante il suo viso si mostri poco alla camera.

Anna con i manichini di Frank

Anna con i manichini di Frank

Senza tediarvi oltre con i miei vaneggiamenti concludo dicendo che il film in questione è molto interessante e ne consiglio a tutti, almeno a quelli che hanno uno stomaco forte, di vederlo.
Buona visione.

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2 thoughts on “MANIAC SECONDO ALEXANDRE AJA

  1. AleRandy ha detto:

    Dopo “Alta tensione” il miglior film di Aja senza dubbio. La scena finale con le ragazze che gli strappano braccia,gambe e interiora…meravigliosa, poi io sono un amante dello splatter, quindi non sai che goduria!

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