BABADOOK

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8 novembre 2015 di cinemadegenere2014

BABADOOK

AUSTRALIA 2014
Regia: Jennifer Kent

Interpreti principali: Essie Davis, Noha Wieseman, Hayley McElhynnei

La prima cosa che mi viene da dire circa questo curioso film australiano è che è simile alla grappa: per poterlo apprezzare pienamente bisogna buttarne via la testa e la coda.
Ora spiego il perché di questa similitudine etilica: le atmosfere morbose e ansiogene della parte centrale del film sono estremamente azzeccate e funzionanti. Un particolare plauso va a Alex Juhasz, l’illustratore che ha curato il design e le illustrazioni del libro “Mr. Babadook”, volume che nel film è al centro della vicenda. Le illustrazioni, in un

Una delle ottime didascalie del libro

Una delle ottime didascalie del libro

bianco e nero mozzafiato, sono estremamente affascinanti ed efficaci. Le tavole, pur disegnate con uno stile tipicamente rivolto all’infanzia, trasmettono la giusta carica di inquietudine. La resa di Mr. Babadook nella realtà, poi, è curata dalla regista con grandissima perizia: questo mostro retrò, che indossa un antiquato abito nero e un cappello a tuba e si muove come il Nosferatu di Mornau, è una vera festa per gli occhi. Indimenticabili i giochi di prospettiva e le fugaci comparse del mostro nelle situazioni più disparate e impensate, come quella all’interno della stazione di polizia. L’evoluzione psicologica dei personaggi è poi formidabile, il ribaltamento di prospettive e ruoli tra madre e figlio seienne e la caduta di Amelia nella follia è tratteggiata con grande perizia, sia dalla regista e sceneggiatrice, sia da Essie Davis, l’ottima attrice che la interpreta. Questo solido e funzionante corpo centrale non è però supportato da un efficace introduzione. Il primo quarto d’ora del film è piuttosto soporifero e disturbante. La petulanza di Samuel, il figlio della protagonista, è tratteggiato con un realismo quasi eccessivo, tanto da risultare disturbante. Quando poi la storia ingrana il meccanismo fila alla grande, salvo poi infrangersi nel finale, con una nuova caduta di stile. Come mio solito non vi anticipo niente per non rovinarvi il piacere di vedere il film, però vi dico che la conclusione della vicenda non regge assolutamente il

Amelia e Samuel

Amelia e Samuel

confronto con quanto visto in precedenza.
Procediamo con ordine, però, parliamo della trama.
Amelia è rimasta vedova il giorno in cui ha partorito il proprio figlio Samuel. Accompagnandola all’ospedale per il parto Oskar, suo marito, ha perso il controllo della vettura che stava guidando ed è morto. Per fortuna, sia la donna sia il bambino che portava in grembo, sono rimasti illesi. Il film si apre proprio con un ricordo onirico di tale evento. Questa scena, realizzata con estrema semplicità tramite un bel primo piano della protagonista è particolarmente ben riuscita. Ovviamente il funesto evento segna profondamente le vite di Amelia e Samuel. Il bimbo ha qualche problema comportamentale e soffre di strane fobie: quasi tutte le sere la mamma è costretta a fare il giro della stanza del figlio per verificare che non ci siano strani mostri in agguato.

Mamma, figlio e cagnolino a caccia di mostri sotto il letto.

Mamma, figlio e cagnolino a caccia di mostri sotto il letto.

In questa prima parte il film scorre lento in un susseguirsi di scene familiari che mettono in risalto il disagio provato da Amelia e Samuel. Il piccolo per difendersi dai mostri costruisce armi artigianali e, nonostante i divieti imposti dalla madre, le porta a scuola. Disgraziatamente un giorno il piccolo colpisce con una freccia scagliata da una balestra artigianale un compagno. Insegnante e preside convocano la madre e le comunicano che sarebbe utile affiancare a Samuel un insegnante di sostegno. La donna rifiuta categoricamente e decide di ritirare il bambino da quell’istituto. La sera Samuel e Amanda sono a casa e la madre per coccolare un po’ il figlio gli dice che gli avrebbe letto la storia che lui avesse voluto. Il bambino prende dallo scaffale dei libri un volume che Amelia non aveva mai visto prima. È un libro rosso, di grande formato che si intitola “Mr. Babadook”. La donna inizia a leggere, il libro è illustrato con magnifiche figure in bianco e nero. Nelle prime pagine la storia sembra essere una strampalata, anche se innocua, fiaba. Proseguendo con la lettura, però, il tema diventa sempre più pauroso e si intende che il signor Babadook

Una delle illustrazioni di Babadook

Una delle illustrazioni di Babadook

non intende fare amicizia con i bambini per divertirli e divertirsi, ma per ben altri motivi. Finita la storia Samuel cade in uno stato di agitazione parossistica e Amelia faticherà molto a calmarlo. Quello che i due non sanno ancora è che ormai il Signor Babadook è entrato nelle loro vite. Strani avvenimenti cominceranno a costellare le giornate di Amelia e Samuel e ben presto la donna sarà costretta ad ammettere che le paure del figlio non sono dettate solamente dalla fantasia.
Come detto in precedenza l’entrata in scena di Babadook da il via alla parte migliore del film. La manifestazione dell’entità minacciosa, il suo rivelarsi a poco a poco e sempre tramite flebili indizi, come alcuni panni appesi o la fugace visione di una sagoma alle spalle della vicina di casa. Particolarmente geniale l’inserimento della figura di Babadook in alcuni spezzoni di film muti che la protagonista guarda a notte fonda. La tensione generata durante lo scontro psicologico tra il mostro e i due personaggi, il lento scivolare nella follia da parte di Amelia, la sua trasformazione in pericolo per Samuel e la contemporanea maturazione del figlio che protegge la genitrice, lasciando il ruolo di figlio indifeso, è trattata con grande profondità psicologica. Inoltre l’apparato visivo è curato

Il culmine dello scontro

Il culmine dello scontro

in ogni dettaglio. Le rappresentazioni di Babadook sono eccellenti, così come i giochi di luce e ombra che costellano il film. Peccato per il finale un po’ sciapo che non regge il confronto con il corpo centrale del film, altrimenti “Babadook” sarebbe stato un capolavoro assoluto. Ne consiglio comunque la visione perché è un film in alcuni tratti ben realizzato e che riesce a dare originalità ad un tema già usato molte volte nel cinema horror.
Durante una delle innumerevoli notti insonni di Amelia la donna guarda alla televisione uno spezzone dell’episodio “La goccia d’acqua” del film “I tre volti della paura” del maestro nostrano Mario Bava. Bell’omaggio della regista australiana al grande cineasta sanremese. Trovate la recensione del film “I tre volti della paura” nella sezione “Horror italiano” di questo blog.

Buona visione a tutti!

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2 thoughts on “BABADOOK

  1. ysingrinus ha detto:

    Mi è piaciuto e non mi è piaciuto per i motivi che dici tu: odio il bambino ed il finale è scarso. Però Babadook è bellissimo e l’idea generale inquietante tanto basta per non far sentire a suo agio lo spettatore.
    Ora voglio disegnare un mostro babadookiforme!

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