INDAGINE AD ALTO RISCHIO

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26 dicembre 2015 di cinemadegenere2014

INDAGINE AD ALTO RISCHIO

USA – 1988

Regia: James B. Harris

Interpreti principali: James Woods, Lesley Ann Warren, Charles Durning, Raymond J. Barry.

Il film è liberamente ispirato al romanzo “Le strade dell’innocenza” di James Ellroy e narra le vicende di Lloyd Hopkins (James Woods), brillante agente della polizia di Los Angeles, che indaga sul brutale assassinio di una giovane donna. La vittima viene scoperta in seguito alla telefonata anonima di un ladruncolo che si era intrufolato in casa della malcapitata e, al posto della refurtiva, aveva trovato un cadavere appeso sopra il letto. Tra gli effetti personali del cadavere l’investigatore trova numerosi libri che trattano tematiche femministe e alcune inserzioni su quotidiani locali che indicano una determinata casella postale. Hopkins si apposta e intercetta una donna che ritira

Il sergente Hopkins e Joanie Pratt fuori dell'ufficio postale

Il sergente Hopkins e Joanie Pratt fuori dell’ufficio postale

corrispondenza dalla casella postale. Si tratta di Joanie Pratt, ex attrice che per sbarbare il lunario spaccia droga, si prostituisce e organizza festini per scambisti facoltosi. La donna spiga a Hopkins che era entrata in contatto la vittima poiché quest’ultima si occupava di una ricerca sociologica sulle deviazioni sessuali e aveva chiesto a Joanie di poter partecipare ai suoi festini unicamente come spettatrice. Continuando nelle proprie ricerche il sergente Hopkins si imbatte in Kathleen McCarthy , poetessa e libraia femminista che viene interrogata dal sergente nella speranza di trovare chi abbia venduto i libri di tematica femminista posseduti dalla vittima e che pare abbiano incuriosito l’assassino. Hopkins mette a posto alcuni pezzi del puzzle e capisce che l’omicidio su cui sta indagando è l’ultimo di una lunga serie e che l’assassino ha legami con il passato di Kathleen. Il poliziotto dovrà calarsi nei meandri della mente dell’assassino per riuscire a trovare il bandolo della matassa.

Hopkins e Kathleen

Hopkins e Kathleen

Le differenza tra il romanzo e il film sono molteplici, la trama è stata molto ridotta e le personalità dei protagonisti, sia quella di Hopkins sia quella dell’assassino, sono state alquanto semplificate. Le nevrosi del sergente sono lasciate in secondo piano; il regista le lascia intuire dalle reazioni che gli altri personaggi hanno di fronte alle stranezze compiute da Hopkins, ma il dissidio interiore vissuto dal poliziotto, il lento logorio del suo equilibrio mentale, parallelo a quello della sua vita matrimoniale, così magistralmente resi nel romanzo, nella pellicola assumono un ruolo di secondo piano.
Nonostante questo il film è un thriller piuttosto efficace che ha nella buona interpretazione di James Woods il suo maggior punto di forza. L’istrionico attore, che è anche uno dei produttori della pellicola, interpreta con grande efficacia il proprio ruolo. Il personaggio di Hopkins si ingigantisce e occupa praticamente tutta la pellicola; questo aspetto, se da un lato impreziosisce il film con la buona interpretazione di Woods, dall’altro appiattisce un poco la vicenda, togliendo spazio agli altri personaggi, che

Hopkins e sua figlia

Hopkins e sua figlia

diventano una sorta di mero contorno.
Harris realizza un film asciutto, che non indulge in scene di particolare efferatezza e che, contrariamente alle coeve pellicole thriller, non spinge troppo sull’acceleratore della spettacolarità. La messa in scena, infatti, è piuttosto scarna ed, anche per questo, efficace. Molto belle alcune scene, una su tutte quella della rimozione del cadavere della prima vittima: L’inquadratura è fissa sull’esterno dell’abitazione in cui è avvenuto il delitto, sul lato destro dello schermo si vede il mezzo busto di profilo di Hopkins accigliato che fuma una sigaretta, in alto a sinistra una finestra illuminata nella quale dopo alcuni momenti si vedono le ombre cinesi degli assistenti del coroner che trasportano una barella sulla quale è adagiato il corpo della vittima. Questo ritratto intimista della morte, intesa come evento traumatico e non solo come motivo di spettacolarizzazione della vicenda, mi è sembrato molto interessante. Di solito il cinema di genere tratta le numerose vittime che miete come elemento di un puzzle o come ingrediente spettacolare, mi pare che invece, almeno in questo caso, il regista abbia voluto considerare la vittima con la giusta tragicità.
Buona visione!

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