LA TRILOGIA DELLA MORTE – … E TU VIVRAI NEL TRRORE, L’ALDILA’

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21 febbraio 2016 di cinemadegenere2014

LA TRILOGIA DELLA MORTE – … E TU VIVRAI NEL TERRORE, L’ALDILA’

IT – 1981

Regia: Lucio Fulci

Interpreti princpali: Catriona MacColl, David Warbeck, Michele Mirabella, Cinzia Monreale

Liza, giovane abitante della “Grande Mela”, eredita l’hotel “Sette Porte”, un decrepito e mal combinato ostello situato in un piccolo centro della Louisiana. La donna, affascinata dall’eredita si reca a vedere il suo nuovo possedimento. La poverina non sa che negli anni Venti l’ospite della stanza 36 di quell’hotel è stato ucciso a colpi di catena e poi crocefisso nella cantina dell’albergo stesso. Il malcapitato era il pittore Zweick, accusato dagli abitanti del paese di essere una sorta di stregone. I suoi quadi rappresentavano scenari misteriosi e lugubri. Il malcapitato, in realtà, non era uno stregone, aveva “semplicemente” capito che l’hotel presso cui alloggiava si trovava su una delle porte

Il martirio di Zweick

Il martirio di Zweick

dell’Inferno.
Liza comincia i lavori di restauro partendo proprio dalla cantina che risultava allagata. Un solerte idraulico si mette subito al lavoro, ma viene interrotto da un accadimento piuttosto fastidioso. Un braccio fuoriesce dalla parete presso cui stava lavorando e lo uccide cavandogli gli occhi. Questo non è il primo incidente capitato ai restauratore dell’hotel: pochi girni prima un imbianchin che stava tinteggiando la facciata era precipitato dall’impalcatura dopo aver visto una donna cieca affacciata ad una finestra. Il ferito viene soccorso dal dottor MacCabe che in questa circostanza fa la conoscenza di Liza.
Altri fatti inspiegabili e sinistri accadono nella piccola città: Liza, mentre percorre in automobile un ponte all’apparenza deserto, tutto ad un tratto è costretta a una brusca frenata poichè davanti alla propria vettura appare una figura femminile che tiene al guinzaglio un cane. Liza riesca a frenare e, una volta scesa dall’auto, scopre che la donna che le si para davanti è completamente cieca. Questa è Emily, avevamo già fatto la sua conoscenza durante il falshback ambientato negli anni Venti, è infatti la bambina nelle cui mani appare la copia del libro proibito Eibon subito dopo la morte del pittore. Liza accompagna Emily a casa e questa la invita a lasciare l’albergo. Intanto in ospedale la moglie e la figlia dell’idraulico morto sono aggredite da strane figure che paiono morti

Emily e il suo cane

Emily e il suo cane

viventi. La madre muore e la figlia rimane traumatizzata.
Martin Avery, l’architetto che sta seguendo i lavori di restauro si reca presso l’archivio comunale per visionare le planimetrie dell’hotel. Trova ciò che sta cercando in un vecchio registro ma, non si capisce bene per quale motivo, mentre afferra il tomo, scivola dalla scala su cui era e cade rovinosamente a terra. Il violento trauma lo paralizza e alcuni mostruosi ragni si materializzano enlla

I ragni attaccano l'architetto

I ragni attaccano l’architetto

stanza e fanno scempio del suo corpo.
Da questo moemnto in avanti la trama comincia ad avvitarsi su sè stessa, ogni schema narrativo è sovvertito al fine di poter dare la possibilità al genio visionario del regista di craeare un film personalissimo, nel quale i piani della reale e dell’irreale si mescolano in un gioco inquietante fascinoso. La realtà viene scomposta e posta in secondo piano, le leggi fisiche sovvertite all’economia della sceneggiatura. Ragni strappano brandelli di carne a morsi. Vetri implodono per fendere carni putrescenti di morti viventi. Presenze fantasmatiche vengono depezzate spruzzando sangue in ogni dove.
Lo scarso realismo del film e il suo folle tasso di violenza visiva sono stati i de pilastri su cui maggiormente si è accanita la critica benpensante per screditare quest’opera fulciana. Secondo me, invece, questi due elementi dimostrano, con ancora maggiore chiarezza, quanto fosse fervida e attiva la fantasia del grande regista romano. Il secondo capitolo della “Trilogia della Morte” non vuole essere una semplice storia dell’orrore, bensì vuole

Gli zombie infestano l'ospedale

Gli zombie infestano l’ospedale

essere un viaggio allucinto nel terrore stesso. In un certo senso le situazioni che si svolgono nella pellicolo non sono ambientate nella realtà, ma in una zona franca, nella quale tutto può accadere e dove il regista ha la possibilità di rappresentare le paure vissute dall’uomo. La pellicola si conclude ne “L’ALDILA'”, ma siamo sicuri che i personaggi giungano in quel terribile non luogo solo nel finale della pellicola oppure, cosa secondo me più plausibile, non abbiano attraverstao la porta tra i due mondi già durante lo svolgimento della vicenda? Io non credo che guardando questo film si debbano giudicare gli avvenimenti narrati come una storia che voglia avere attinenza con la realtà, secondo me bisogna far viaggiare la propria fantasia, calandosi in quella dimensione orrorifica nella quale ci vuole condurre il regista.
In questo secondo capitolo della trilogia il tasso di emoglobina è sicuramente superiore al quello del primo film.

Liza e il dottore nell'aldilà

Liza e il dottore nell’aldilà

Personalmente trovo che sia un film potente ed evocativo, che, per diversi motivi merita di essere visto.
Buona visione!

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24 thoughts on “LA TRILOGIA DELLA MORTE – … E TU VIVRAI NEL TRRORE, L’ALDILA’

  1. m3mango ha detto:

    Leggo il tuo post perché mai e poi mai potrei vederlo.

  2. ysingrinus ha detto:

    Io sono dell’idea che siano già nell’inferno, inferno mostruoso e sanguinolento in cui sono costretti a vivere coloro che orbitano attorno a quell’albergo. Inferno che Fulci ci fa egregiamente vedere e vivere!

  3. Letto ma decisamente non è nelle mie corde …
    un caro saluto

  4. cristinadellamore ha detto:

    Questa cosa delle porte mi ricorda un film di Dario Argento, qualcosa sulle Tre Madri

    • cinemadegenere2014 ha detto:

      Si, il rimando più forte è a “Inferno”, però il film risente dell’influsso dei primi due capitoli della trilogia delle madri di argentiana fattura. Questo è un film molto più sporco rispetto a quelli di Argento però è molto affascinante.

  5. vikibaum ha detto:

    di forte impatto…la scena dei ragni…assolutamente da rivedere

  6. rapideyesmovement ha detto:

    Fulci è un po’ come Mario Bava, pochi soldi, ma molta tecnica……anche se, personalmente, credo che Mario Bava appartenga alla categoria “fuoriclasse”, Fulci a quella “ottimo regista”

  7. alessialia ha detto:

    Caspita….. ! Non so se riuscirei a vederlo… Ma a giudicare da quel che scrivi deve essere anche fatto molto bene…

  8. domenicomortellaro ha detto:

    E con questo la trilogia si chiude… tra poco sul nuovo blog autore che ho creato (karasho.org) partirà anche la rubrica cinema… non vere recensioni ma brevi spunti… passa a segnartela (in futuro una intervistina vorrei fartela per quelle pagine)

  9. The Butcher ha detto:

    Probabilmente il film migliore fatto da Fulci (almeno secondo me). E il finale… qualcosa di veramente straordinario.

  10. vikibaum ha detto:

    https://tramineraromatico.wordpress.com/2016/03/03/premio-dardos-n-3-grazie-pietro-i-15-nominati-tra-i-miei-ultimi-splendidi-followers/
    ti ho nominato ..l’ordine delle nomine è decrescente dall’ultimo followers in giù….sempre che ti interessi

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