VIVERE E MORIRE A LOS ANGELES

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16 ottobre 2016 di cinemadegenere2014

VIVERE E MORIRE A LOS ANGELES

USA – 1985

Regia: William Friedkin

Interpreti principali:William Petersen, Willem Dafoe, John Pankow, Debra Feuer, Dean Stocwell, John Turturro

TITOLI DI TESTA

TITOLI DI TESTA

Noir metropolitano d’azione “Vivere e morire a Los Angeles” è una veloce e frenetica discesa all’inferno. Con questa pellicola Friedkin, già regista di due pietre miliari del cinema come “L’esorcista” e “Il braccio violento della legge”, dimostra tutte le proprie capacità espressive catapultando lo spettatore in un vortice iper-cinetico e iper-violento.
Ma procediamo con ordine, partiamo con la trama.
Richard Chance (Petersen) e il suo collega Jimmy Hart (Greene) sono sulle tracce di un pittore falsario che sta inondando gli Stati Uniti di dollari falsi. Hart, a tre giorni dalla pensione, crede di aver trovato alcuni indizi fondamentali per incastrare Masters (Defoe), questo il nome del delinquente, e tenta di infiltrarsi da solo nel suo covo. In realtà si tratta di una trappola e, appena entrato nel luogo delle investigazioni, l’anziano

Masters, il falsario

Masters, il falsario

agente viene fulminato da uno scagnozzo di Masters.
E’ Chance stesso a trovare il corpo del collega e da quel momento in avanti decide di dedicare ogni suo sforzo al tentativo di incastrare l’assassino di Hart. In questo compito sarà aiutato dal nuovo collega Vukovich (Pankow) che, superate le prime ritrosie per i comportamenti sopra le righe di Cahnce, decide di lanciarsi nelle indagini accordando la massima fiducia al “gemello”.

Chance e Vokovich

Chance e Vokovich

Se ci fermassimo alla trama il film in questione non sarebbe altro che un consueto noir americano con l’unico pregio di inserire come personaggio negativo non il solito assassino ma un falsario pittore e rapinatore, personaggio non molto consueto nel panorama cinematografico non solo americano, ma mondiale. Ciò che differenzia questa pregevolissima pellicola da tutti gli altri titoli del genere è lo stile utilizzato dal regista. Dopo una prima scena di introduzione durante la quale Cahnce e Hart sono presentati al pubblico mentre sventano un attentato dinamitardo il film parte con una rilassata scena ambientata in un bar. La tranquillità è solamente un inganno, poiché da quel momento in poi il regista comincia a pigiare sull’acceleratore e il ritmo dell’azione filmica aumenta sempre più, trascinando lo spettatore in un vortice di tensione e adrenalina che ancora oggi, a distanza di trent’anni, non ha eguali. Ogni scena è costruita con una cura maniacale per i dettagli e ogni momento narrativo è sfruttato al meglio per catturare l’attenzione dello spettatore: il processo di produzione delle banconote false è girato e montato con un ritmo talmente indiavolato da incollare lo spettatore alla poltrona, diventando uno dei momenti più coinvolgenti della pellicola.

Chance

Chance

Il film è pervaso da un’atmosfera cupa e nichilista. Non ci sono né buoni né cattivi, ma unicamente individui violenti che, quasi per puro caso, si sono trovati sulle opposte sponde della barricata. Masters agisce per brama di denaro, Chance per la volontà di imporre una sua personalissima visione di giustizia. Entrambi, però, non si fanno scrupoli ad usare la violenza e, proprio per questo , non sono molto dissimili tra loro. Il giovane agente segreto è quasi un novello Beowulf che si trova per l’ennesima volta a guardare il mostro negli occhi non sapendo decidere chi dei due sia il vero “mostro”.
Quello di Chance è n personaggio molto riuscito, l’interpretazione di Petersen è semplicemente magistrale, e il regista è riuscito a creare un antieroe puro. Chance, come detto in precedenza, è mosso da una personalissima brama di giustizia che, però, può essere anche intesa come una sorta di brama di potere e sopraffazione. E’ un uomo violento che non rinuncia mai ad esercitare la violenza. Anche il legame sentimentale che stringe con una informatrice altri non è che un modo per esprimere in maniera diversa il proprio potere. Anche il sesso per Chance è un atto violento e di sopraffazione.

Los Angeles

Los Angeles

Masters è un’altra figura memorabile, interpretato con luciferina crudeltà da un Willem Defoe in grande spolvero. Anche questo è un personaggio complesso che rompe con i consueti stilemi del cinema noir poiché il regista non sfrutta l’”antieroicità” di Chance nel tentativo di far sembrare più umano o giustificato il suo “cattivo”, ma la usa unicamente per mettere entrambe le figure sullo stesso livello. Sia la “guardia” sia il “ladro” sono persone pericolose, mosse dal proprio istinto e dai propri desideri. Entrambi sono predatori puri, che in nessun momento diventano prede dirigendosi sempre a passo di corsa verso la conclusione della vicenda.
Altra menzione va fatta alle musiche dei Wang Chung, martellanti e assolutamente fondamentali per sottolineare il ritmo indiavolato del film.
In definitiva “Vivere e morire a Los Angeles” è un film complesso, bello e interessante che consiglio a tutti di vedere.

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4 thoughts on “VIVERE E MORIRE A LOS ANGELES

  1. Liza ha detto:

    Rivisto qualche notte fa’
    Piccolo capolovoro x me…

  2. redbavon ha detto:

    Da Foe, in particolare, è davvero perfetto nel suo ruolo.
    Film che non può mancare a chi ami il genere noir e il buon cinema in genere. Hai fatto bene a ricordarlo 😉

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